Università degli Studi di Firenze SST Regione Toscana

Careggi: la nascita di un ospedale
Alla fine dell’ottocento, quando l’ospedale di Santa Maria Nuova aveva 600 anni, è stata costruita una struttura monolitica su modello conventuale e sorto per esigenze diverse dell’utilizzo secondo i canoni della cultura igienista nazionale dell’inizio del XX secolo, il periodo del continuo aumento del numero dei malati provenienti sia dalla città sia dai comuni circostanti. Per questo motivo, la costruzione di un nuovo ospedale era l’argomento principale delle sedute del Consiglio di Amministrazione. Il Consiglio, i Clinici e i Medici Primari nel 1902 approvarono la proposta di costruzione di un nuovo ospedale lontano dal centro della città. Il luogo dove costruire l’ospedale, individuato dall’Ing. Casini, fu nella zona a valle della città, compresa fra il Romito e Rifredi, estesa nella insenatura formata dalla valle del torrente Terzolle. La tenuta di Careggi era composta da dieci poderi di proprietà della famiglia Boutorline- Misciatelli. Nel 1908, la Commissione Provinciale di Assistenza e Beneficenza Pubblica espresse parere favorevole all’acquisto dell’intera tenuta di Careggi e nel 1910 fu firmato il contratto d’acquisto della tenuta a prezzo di 410.000 lire.
I lavori iniziarono nel 1912 con la costruzione della sezione autonoma per tubercolosi (attuale Villa Ognissanti), che sarebbe stata la prima parte dell’Ospedale sussidiario, mentre dopo due anni venne posta la prima pietra dei nuovi edifici ospedalieri nella località di Careggi. Il progetto prevedeva la costruzione di una struttura a padiglioni.
Durante la I Guerra mondiale, con l’impiego dei prigionieri di guerra, furono edificati i padiglioni di Medicina Generale, i tre padiglioni di Ponte Nuovo e vennero terminati i padiglioni del sanatorio.
I primi malati a Careggi furono trasportati dall’Arciconfraternita della Misericordia alla fine del 1924, per un totale di 458 degenti. Gli altri edifici furono costruiti nei prossimi due decenni e con il decreto del ’33 fu resa esecutiva la Convenzione per l’assetto edilizio della Facoltà di Medicina e Chirurgia della Regia Università di Firenze.
Lo sviluppo dell’insediamento di Careggi negli anni ’30 si collocava nella trasformazione nazionale, che risultava più accentuata proprio nelle città capoluogo di regione, privilegiate dalla politica fascista, alla ricerca di una maggior visibilità delle attività del Regime.
Negli stessi anni, veniva completata anche l’edificazione delle cliniche universitarie, la Clinica Medica, l’Istituto di Fisiologia, l’Istituto di Igiene, la Biblioteca medica, Farmacologia e nel 1936 fu acquistata la Villa Medicea di Careggi, oggi passata alla Regione per nuove sedi istituzionali.
Il secondo conflitto mondiale mise alla prova l’Ospedale con nuove realtà e nuove emergenze, a partire dall’autunno del 1940, con l’arrivo di un considerevole contingente di militari feriti in Albania. Dopo la guerra la maggior parte dei padiglioni è stata danneggiata e l’Amministrazione dovette affrontare il compito di riportarli a loro iniziali funzioni di accoglienza e cura dei cittadini ammalati. Un Comitato cittadino di soccorso per l’Ospedale di Careggi (Presidente Dr. Alberto Terzani) partecipò alla ristrutturazione del complesso ospedaliero, organizzando una campagna di propaganda con la stampa, con la radio, nelle officine, nelle industrie e nelle manifestazioni sportive. Cercò i contributi tra i commercianti, gli imprenditori, i lavoratori, sollecitò l’aiuto delle Autorità, per consentire alla macchina amministrativa di ritrovare la stabilità e le risorse finanziarie per rimettersi in moto e iniziare la ricostruzione.
Il resto è storia dei nostri giorni e il complesso ha ripreso di nuovo il posto di un modello di risposta sanitaria e assistenziale, in cui trovano spazio anche la formazione e la ricerca più avanzata. La recentissima trasformazione delle Aziende sanitarie e la conseguente formulazione del progetto del Nuovo Careggi costituiscono una prova impegnativa, ma allo stesso tempo vengono valutati come una grande opportunità di crescita di Firenze e per una sempre più adeguata risposta ai bisogni dell’utenza.

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