Università degli Studi di Firenze SST Regione Toscana

Presso la SOD Procreazione medicalmente assistita

La fertilità della donna con patologia tumorale
Le strategie terapeutiche adottate negli ultimi anni in Oncologia hanno permesso la guarigione definitiva di un numero sempre maggiore di donne giovani affette da patologia tumorale; ma chemioterapia e radioterapia, che tanto hanno contribuito al miglioramento della prognosi, possono pregiudicare la fertilità futura della giovane paziente oncologica in termini di:

  • riduzione della quantità di ovociti contenuti nelle ovaie
  • disturbi mestruali importanti
  • menopausa precoce

Tecniche per conservare la fertilità
Le tecniche oggi a disposizione per poter conservare la fertilità sono:

  • la crioconservazione degli ovociti (oggi ritenuta normale pratica clinica)
  • la crioconservazione del tessuto ovarico (tecnica ancora sperimentale).

Entrambe le tecniche sono indicate in donne di età inferiore a 38 anni; in età successiva la quantità di ovociti contenuti nell’ovaio è così ridotta da sconsigliare l’uso di tecniche invasive.

Prelievo e crioconservazione degli ovociti
Questa tecnica deve essere eseguita prima dell’inizio della chemioterapia.
Le fasi del prelievo sono:

  • stimolazione farmacologica di una ovulazione multipla
  • prelievo degli ovociti (detto pick-up) con procedura di chirurgia ambulatoriale da eseguire in analgesia generale.

La procedura ha una durata variabile e dipende dalla fase del ciclo ovarico della donna, ma in generale si completa entro 15 giorni.
Gli effetti collaterali dei farmaci utilizzati per la stimolazione ovarica sono pochi e di scarsa entità; ma vale la pena fare delle differenziazioni nel caso di donne affette da carcinoma mammario (vedi sotto).
Gli ovociti prelevati vengono congelati in azoto liquido e crioconservati presso il Centro di Fisiopatologia della Riproduzione Umana, fino al momento del loro utilizzo che prevede una fertilizzazione in vitro. Ad ogni tentativo di fertilizzazione in vitro vengono utilizzati circa 4-5 ovociti, e la probabilità per la donna di ottenere una gravidanza è circa del 15-20%.

Prelievo degli ovociti in donne affette da carcinoma mammario
Fino a pochi anni fa le pazienti con tumori estrogeno-dipendenti (come il carcinoma mammario) non erano inserite nel programma di conservazione della fertilità perchè l’induzione di un’ovulazione multipla comporta il rialzo, anche se temporaneo, degli estrogeni circolanti.
Oggi invece, questo tipo di pazienti sono ammesse ai programmi di congelamento ovocitario anche nei casi in cui il tumore presenta recettori per gli estrogeni grazie a:

  • l’introduzione di protocolli di stimolazione ad hoc con l’uso di farmaci con azione anti-estrogenica, che comportano un rialzo modesto degli estrogeni
  • la disponibilità di dati relativi alla sicurezza della procedura.

Il tema della stimolazione di una superovulazione con rialzo degli estrogeni, in una paziente affetta da carcinoma mammario con recettori estrogenici positivi, suscita ancora oggi perplessità nel mondo scientifico, ma l’orientamento attuale dell’oncologia permette di poter estendere la procedura del congelamento ovocitario anche a questi casi, rimandando ogni decisione al counselling per ogni singolo caso.

Prelievo e crioconservazione del tessuto ovarico
Il prelievo del tessuto ovarico è una tecnica più recente rispetto a quella del prelievo degli ovociti, viene eseguita in videolaparoscopia, in anestesia generale e in regime di ricovero ospedaliero.
Il prelievo del tessuto ovarico può essere eseguito nel corso dell’intervento chirurgico programmato per la patologia tumorale da cui è affetta la paziente, se questo è eseguito in una struttura di Careggi.
Il tessuto ovarico prelevato viene frammentato, congelato in azoto liquido e crioconservato presso il Centro di Fisiopatologia della Riproduzione Umana fino al momento del suo utilizzo.
Il tessuto ovarico prelevato servirà per l’autotrapianto ortotopico, cioè per il posizionamento per via laparoscopica in sede ovarica di alcuni frammenti di tessuto scongelati.
L’autotrapianto può ripristinare la ciclicità mestruale perduta, e far ottenere una gravidanza spontanea o da fertilizzazione in vitro.


 


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