Università degli Studi di Firenze SST Regione Toscana

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Si è tenuto nell’Auditorium del CTO dell’Azienda ospedaliero – universitaria Careggi di Firenze il convegno della Società Italiana di Medicina Perinatale (SIMP). L’evento presieduto dal professor Federico Mecacci responsabile della Medicina Materno Fetale di Careggi ha affrontato, attraverso il confronto di casi clinici presentati dai maggiori esperti a livello internazionale, le grandi sindromi ostetriche dall’epoca preconcezionale ai primi mille giorni.

Durante la gravidanza – spiega Mecacci – tutto l'organismo materno deve sottoporsi ad uno sforzo significativo per soddisfare le richieste dell'accrescimento e dello sviluppo fetale. Le sindromi ostetriche si manifestano quando sistemi o organi specifici non sono in grado di adattarsi a queste richieste, che diventano sempre più elevate con l'avanzare della gravidanza. Il parto determina un recupero del notevole sforzo materno, ma la ripresa è solo transitoria. Negli anni successivi questi sistemi o organi manifesteranno clinicamente quella vulnerabilità che la gravidanza aveva svelato.

L’evento della SIMP si è focalizzato – conclude Mecacci – sulle grandi sindromi ostetriche come il diabete gestazionale e i disturbi ipertensivi della gravidanza, nelle quattro fasi della vita della donna: il periodo preconcezionale, la gravidanza, il parto e le sue conseguenze. Ogni fase è stata affrontata da quattro specialisti di livello internazionale che si sono dedicati a specifiche ricerche, presentando le più recenti innovazioni negli ambiti della terapia, della diagnostica e dell’assistenza.     

Si è svolto a Firenze il primo seminario internazionale della Società Europea di Pneumologia Interventistica (EABIP) in collaborazione con l’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO). L’evento con il supporto della Società Mondiale di Pneumologia Interventistica (WABIP) è stato dedicato alla ricerca avanzata in pneumologia interventistica e presieduto dalla professoressa Sara Tomassetti, direttore della Pneumologia interventistica dell’Azienda ospedaliero – universitaria Careggi, dal professor Stefano Gasparini dell’Università Politecnica delle Marche e al professor Venerino Poletti dell’Università degli Studi di Bologna.

L’evento – spiega una nota dell’Associazione italiana pneumologi ospedalieri (AIPO) e Società Toracica Italiana (ITS) – è un seminario di ricerca finalizzato a esplorare le potenzialità future della Pneumologia Interventistica sia in termini diagnostici sia per quanto concerne le opzioni terapeutiche da applicarsi in un’ampia gamma di patologie polmonari.

Il programma scientifico – conclude Sara Tomassetti – ha presentato interventi dei più importanti esperti internazionali di pneumologia interventistica e momenti di interazione con giovani ricercatori italiani e internazionali. L’obiettivo è stimolare nuove idee facendo crescere una rete internazionale di esperti che possa promuovere progetti di ricerca innovativi e clinicamente rilevanti.

Il sito istituzionale dell’Azienda Careggi www.aou-careggi.toscana.it è stato dotato di una nuova interfaccia che lo aggiorna alle ultime disposizioni in materia di accessibilità e che consente una completa personalizzazione dell’esperienza grafica di navigazione.
Un modo per rendere la consultazione delle pagine web più facile e più comoda per tutti – commenta Rocco Damone direttore generale di Careggi – ma è anche la possibilità di una nuova esperienza per comprendere la diversa percezione degli altri utenti e intuire come ciascuno sperimenta la realtà secondo le diverse capacità personali.

Cliccando sul tasto con il simbolo della persona stilizzata, che indica il concetto di accessibilità riconosciuto a livello internazionale – spiegano i tecnici dell’Area Innovazione, Controllo e Qualità dell’Azienda – si apre un menù con tante opzioni, per le varie esigenze di tutti gli utenti e in basso si trovano una serie di regolazioni sempre più specifiche: dalla dimensione del carattere, alla saturazione, al contrasto. Il sistema offre molte possibilità per cambiare i colori, disattivare le immagini, fermare le animazioni, gestire i suoni e trasformare i testi in audio per garantire a tutti la fruibilità dei contenuti. 
Il sito dell’Azienda Careggi conta in media circa 200mila accessi al mese, di questi oltre il 55% è da dispositivi mobili, smartphone e tablet.

L’Azienda ospedaliero - universitaria Careggi di Firenze ha presentato cinque lavori scientifici al Convegno della Società Europea di Radioterapia Oncologica (ESTRO) che si è svolto a Copenaghen nei giorni scorsi.

Le ricerche realizzate dagli oncologi della Radioterapia diretta dal professor Lorenzo Livi, presentate a "ESTRO 2022 - Learning from every patient” evento che ha riunito i maggiori esperti al mondo in radioterapia oncologica, hanno approfondito in ambito femminile i temi della prevenzione della tossicità cardiaca nelle pazienti affette da tumore al seno (studio SAFE), curate con radio e chemioterapie e il ruolo della radioterapia nel tumore al seno prima della chirurgia (studio ROCK).

In ambito neoplasie maschili, sono stati presentati i risultati preliminari dello studio ARTO su nuove tecniche radioterapiche per tumori alla prostata resistenti alle terapie farmacologiche ormonali e uno studio sulla tossicità genito urinaria nei pazienti con tumore alla prostata sottoposti a ulteriore intervento radioterapico dopo recidiva.

Il professor Icro Meattini ha inoltre partecipato ad un simposio dedicato alla presentazione delle nuove linee guida europee per il trattamento radioterapico delle neoplasie mammarie, recentemente pubblicate sulla prestigiosa rivista internazionale Lancet Oncology.

È in programma il 19 maggio l’inaugurazione Centro di Preabilitazione di Careggi nuova struttura attivata nel Padiglione Clinica Medica sul viale San Luca dell’Azienda ospedaliero – universitaria fiorentina. In occasione dell’evento si terrà alle 15:00 Nell’Aula Magna della ex Presidenza di Medicina, attuale sede della Scuola di scienze della salute umana, una lectio magistralis del professor Franco Carli uno dei massimi esperti a livello internazionale nel campo della Medicina Perioperatoria, della School of Dietetics and Human Nutrition della McGill University in Canada.

Lo scorso gennaio è rientrato da questa scuola candese, a Careggi e all’Università di Firenze, il professor Gabriele Baldini, nella Sod Anestesia oncologica e terapia intensiva diretta dal professor Stefano Romagnoli, per avviare il primo programma italiano di Preabilitazione. E dopo alcuni mesi di necessaria preparazione le attività del Centro sono aperte per il recupero delle condizioni fisiche dei pazienti fragili in attesa di interventi complessi.

Siamo impegnati – spiega Baldini – ad avviare un programma innovativo di Preabilitazione (in inglese Pre-Habilitation) che è stato sviluppato negli anni dal professor Francesco Carli della McGill University, con l’obiettivo di sfruttare il periodo pre-operatorio, al contrario dei programmi di Riabilitazione che intervengono dopo la chirurgia, con percorsi specifici di esercizio fisico aerobico e di resistenza, ottimizzando lo stato nutrizionale e proteico del paziente e mitigando l’ansia associata all’attesa dell’intervento chirurgico. Questo tipo di preparazione richiede un approccio strutturato e multidisciplinare che include numerose figure professionali: anestesisti, chirurghi, dietisti, fisioterapisti, geriatri, medici dello sport e psicologi che, con le loro competenze specifiche, possono preparare il paziente ottimizzandone e aumentandone le capacità funzionali prima dell’intervento. 

La Pre-Habilitation - conclude Maria Teresa Mechi direttore sanitario di Careggi - costituisce un importante completamento del protocollo Enhanced recovery after surgery (ERAS) già attivato a Careggi da diversi anni e attualmente oggetto di un piano di sviluppo ulteriore e di estensione a più specialità chirurgiche. Questo si inserisce nelle risposte di eccellenza presenti a Careggi in campo oncologico e della chirurgia oncologia sia del fegato, del pancreas, del tubo digerente, ortopedica, toracica, otorinolaringoiatrica, neurochirurgica, oculistica, maxillofacciale.     

L’Azienda ospedaliero – universitaria Careggi di Firenze ha ricevuto il Premio Federsanità – SIMEU “Curare la violenza” per aver realizzato una fra le migliori soluzioni di prevenzione contro la violenza verso gli operatori sanitari a livello nazionale. Il riconoscimento è stato consegnato all’Ingegner Nicola Berti direttore dell’Unità operativa Servizio prevenzione e protezione AOUC nell’ambito del Convegno nazionale della Società italiana di medicina d’emergenza e urgenza (SIMEU) che si è svolto nei gironi scorsi a Riccione.

Tiziana Frittelli Presidente Federsanità e Fabio De Laco Presidente SIMEU hanno consegnato il premio a quattro Aziende sanitarie e ospedaliere, scelte fra le novanta che hanno partecipato, in rappresentanza di diciassette regioni italiane. Insieme a Careggi sono state premiate l’Azienda Unità Sanitaria Locale di Bologna, ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano, l’Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Foggia.

Dal 2016 – spiega l’ingegner Nicola Berti – sono stati affrontati dal Sistema di gestione degli atti di violenza dell’Azienda ospedaliero - universitaria 361 episodi sia fisici che verbali che hanno coinvolto a vario titolo il personale. Attraverso un sistema di segnalazione online la persona interessata attiva gli operatori del Servizio prevenzione e protezione aziendale. Uno psicologo dedicato gestisce il primo contatto con la vittima e dopo le necessarie valutazioni sono adottati i provvedimenti e le azioni di miglioramento a livello organizzativo e strutturale.

Il programma – conclude Mattia Rotelli psicologo dell’Unità operativa Servizio prevenzione e protezione, specializzato nella gestione dei rischi psicosociali – prevede percorsi di supporto psicologico individuale e di gruppo per gestire l’impatto emotivo dell’evento traumatico. Fanno parte del progetto anche corsi di formazione avanzata sull'analisi del fenomeno e dei relativi strumenti di gestione ed altri sulle tecniche verbali di interazione con i soggetti aggressivi.

Ha superato i novemila euro il ricavato della raccolta fondi del Pranzo di Primavera, della Fondazione Careggi Onlus https://www.fondazionecareggi.org/ , che si è svolto nei giorni scorsi nella Tenuta di Artimino. I fondi andranno a sostegno delle iniziative a supporto delle attività assistenziali dell’Ospedale.

Oltre trecento i partecipanti all’evento, medici, infermieri e personale di Careggi insieme a tanti amici della Fondazione, fra loro anche sponsor dell’iniziativa e donatori che hanno contributo in modo significativo a supportare l’Ospedale nei momenti più critici della Pandemia. Fra gli artisti presenti la violinista Francesca Bing, l’arpista Chiara Trallori e il Mago Kagliostro.

Nell’esprimere i più sentiti ringraziamenti a tutto il personale dell’Azienda e agli amici della Fondazione per il supporto alla nostra Onlus, insieme alle direzioni amministrativa e sanitaria di Careggi – ha commentato il Presidente professor Sandro Sorbi – vorrei sottolineare il significato di questo evento benefico che rappresenta un segnale di ripartenza dopo quasi due anni di interruzione degli eventi sociali a causa del Covid.

La Pandemia – aggiunge Rocco Damone Direttore generale di Careggi – ha dimostrato l’importanza della Fondazione come strumento di raccolta fondi a favore dell’Ospedale, consentendo l’acquisto di attrezzature e presidi di protezione che in emergenza sanitaria globale sarebbe stato difficile reperire attraverso le normali procedure di acquisto.

Grazie alla generosità dei donatori – conclude Damone – all’impegno del Presidente Sandro Sorbi, dei Vicepresidenti Jacopo Nori Cucchiari e Ferruccio Ferragamo, del Consiglio di amministrazione e dello staff della Fondazione è stato possibile e sarà ancora possibile sostenere il personale medico, infermieristico e sanitario dell’Ospedale nelle attività assistenziali al servizio dei cittadini.

“Trent’anni di lavoro e di cura del Centro antiviolenza di Careggi sono una storia rappresentativa della Toscana che ha fondato l’assistenza su valori etici che arricchiscono la società”. Lo ha dichiarato l’Assessore alla Sanità della Regione Simone Bezzini nell’intervento di apertura del trentennale del Centro Antiviolenza di Careggi che si è svolto nell’Aula Margherita della Maternità dell’Azienda ospedaliero universitaria fiorentina. 

“Un’esperienza all’avanguardia ha proseguito Bezzini, nata non a caso a Careggi, con la passione di un lavoro che vive nel presente e si proietta nel futuro. Questo anniversario – ha concluso l’Assessore – è rappresentativo della Sanità Toscana che è riuscita a contrastare il Covid e reggere l’urto della pandemia, continuando a garantire la gran parte delle attività ordinarie, con un tasso di resilienza che vede la nostra regione ai vertici nazionali, con i più alti volumi di attività nel 2020 e 2021 in Italia, come confermato dai dati Agenas”.

Sara Funaro Assessora all’educazione e welfare del Comune di Firenze ha ringraziato, insieme al Direttore generale di Careggi Rocco Damone, la dottoressa Sandra Bucciantini che ha diretto e fatto crescere il Centro antiviolenza di Careggi negli anni della sua attività assistenziale. L’Assessora ha portato i saluti dell’Amministrazione comunale ribadendo l’importanza della collaborazione fra Comune di Firenze, Azienda Careggi e assistenza territoriale, per la lotta alla violenza di genere.

Francesca Pampaloni attuale responsabile della Ginecologia per l’infanzia e l’adolescenza di Careggi ha ricordato che il Centro di Riferimento per la consulenza clinica in situazioni di abuso e violenza sessuale su donne adulte e minori nasce nel 1992, con la professoressa Vincenziana Bruni, con l’intento di aiutare le vittime non solo dal punto di vista assistenziale, ma anche giuridico consentendo di sostanziare la denuncia della violenza attraverso un sistema di raccolta delle prove con valore giudiziario.

“Pur avendo registrato un numero minore di accessi alle strutture ospedaliere durante il lock down per casi di violenza domestica, le richieste di aiuto ed intervento nel periodo pandemico da parte delle vittime sono aumentate, mantenendo il livello raggiunto anche nei mesi successivi” - ha sottolineato la dottoressa Elisa Cozza Capo di Gabinetto della Questura di Firenze - Fare rete tra Enti ed Istituzioni permette di intercettare e di intervenire su questi casi in modo incisivo ed efficace, anche per la tutela dei minori coinvolti. Inoltre, lo scambio delle competenze di settore degli operatori permette, allo stesso tempo, l'accrescimento degli strumenti di comprensione ed intervento a beneficio delle vittime”.

In questo senso i dati di Careggi – ricorda la dottoressa Paola D'Onofrio, responsabile della Unit Percorso Codice Rosa in AOUC - risultano coerenti con quanto riportato a livello regionale e nazionale, con una riduzione degli accessi per abuso sessuale limitatamente al solo periodo del lock down e conseguente riallineamento nei mesi successivi. 

l recupero psicofisico dopo un intervento oncologico passa anche attraverso l’educazione alimentare con piatti gratificanti e studiati dal punto di vista nutrizionale per le pazienti. È il progetto realizzato dalle dietiste dell’Azienda ospedaliero – universitaria Careggi di Firenze per la Chirurgia della mammella diretta dal professor Lorenzo Orzalesi.

Due ricettari con trenta ricette autunno inverno e primavera estate – spiega la dottoressa Anita Nannoni responsabile dei dietisti che prosegue – sempre più frequentemente la letteratura scientifica riporta come uno stile di vita sano e un'alimentazione a controllato contenuto calorico, seguita con costanza, possa ridurre i rischi dell'insorgenza di alcune neoplasie come quella della mammella. In special modo quest'effetto benefico, dovuto alla dieta ricca di cereali integrali, verdura, frutta, legumi, sembra continuare a proteggere le pazienti operate alla mammella durante il follow-up.

Pappa integrale al pomodoro, vellutata di cavolo rosso e yogurt, vellutata di porri e cocco, cous cous piselli e peperoni, gaspacho con crostini integrali, hummus di lenticchie, sono alcuni esempi di piatti che le pazienti hanno modo di assaggiare durante il ricovero e che possono preparare da sole a casa seguendo le ricette pubblicate sul sito internet dell’Azienda Careggi nelle pagine della Chirurgia della mammella al link "Alimentazione controllata a basso contenuto calorico".

Non solo educazione alimentare, ma anche una iniziativa culturale per imparare a prendersi cura della propria dieta attraverso abbinamenti inconsueti e nuovi sapori – dichiara il professor Orzalesi – con interessanti effetti anche sull’umore che possono aiutare dal punto di vista psicologico nella delicata fase di recupero dall’intervento chirurgico. I ricettari sono stati realizzati in collaborazione con il responsabile del Controllo igienico sanitario della filiera alimentare della Uo Igiene e organizzazione ospedaliera di Careggi e la ditta Dussmann che fornisce il vitto ai degenti. Un progetto sperimentale – conclude Rocco Damone direttore generale di Careggi – unico in Toscana che apre altre opportunità in diverse aree assistenziali per migliorare la qualità di vita nell’ambito della qualità delle cure.

L’Azienda ospedaliero – universitaria Careggi di Firenze ha coordinato le nuove Linea Guida assistenziali sulla “Diagnosi istopatologica e molecolare delle lesioni melanocitarie”, pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità. Le nuove Linee Guida, a cura della Società italiana di Anatomia Patologica e Citologia diagnostica SIAPEC Divisione Italiana IAP (International Academy of Pathology) in collaborazione con AIOM (Associazione italiana oncologia medica)  – spiega la coordinatrice Daniela Massi, Professore Ordinario di Anatomia Patologica dell’Università di Firenze e Direttore del Servizio di Istologia Patologica e Diagnostica Molecolare di Careggi – sono un documento a supporto degli operatori, elaborato da gruppi multidisciplinari di esperti, in base alla più aggiornata letteratura biomedica. 
 
Gli obiettivi sono migliorare la pratica clinica della diagnosi delle lesioni melanocitarie della cute, standardizzare i referti e individuare i test di laboratorio più utili a indirizzare i pazienti verso terapie sempre più mirate. Hanno collaborato alle nuove Linee Guida l'AITIC (Associazione Italiana Tecnici di Istologia e Citologia) le associazioni dei pazienti MiO (Melanoma Italia Onlus) e APaIM (Associazione Pazienti Italia Melanoma). Il supporto metodologico è stato fornito dalla Divisione del Gruppo Metodologico Mario Negri (GMMN).

Daniela Massi, perfezionata in dermatopatologia alla Thomas Jefferson University di Philadelphia e fra gli estensori della classificazione internazionale dei tumori cutanei dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dirige una struttura che esegue a livello regionale attività di consulenza e second opinion per la diagnosi di melanomi, tumori cutanei e forme rare ad elevata complessità. A livello nazionale Careggi collabora con l’Intergruppo Melanoma Italiano per un servizio di second opinion nella revisione di preparati istopatologici di tumori atipici e melanomi di difficile interpretazione. 
 
L’attività dell’anatomopatologo – ricorda Massi – è alla base dell’appropriatezza prescrittiva, per evitare ai pazienti terapie inutili, se non addirittura controproducenti, con importanti vantaggi per la salute e quindi per l’efficienza del Sistema sanitario. La caratterizzazione molecolare del tessuto tumorale consente una sempre più precisa definizione delle alterazioni genetiche e molecolari, i cosiddetti fattori predittivi della risposta ai trattamenti, ad esempio nelle terapie a bersaglio molecolare rispetto alla immunoterapia.

Una mostra di quadri per parlare della Piastrinopenia Immune (IPT) con le riproduzioni di dieci opere, realizzate da tredici artiste, è stata allestita nell’Ematologia di Careggi diretta dal professor Alessandro Maria Vannucchi che spiega: “Il Volto dell'ITP è un'iniziativa promossa dall'Associazione Italiana Porpora Immune Trombocitopenica (APIT) in collaborazione con l'Accademia delle Belle Arti di Brera. La finalità della mostra è dare un volto alla malattia, trasferendo in immagini e colori vividi il vissuto quotidiano dei pazienti”. 

“L’iniziativa – conclude Vannucchi – nasce per sensibilizzare l'opinione pubblica e la stessa classe medica sulla Piastrinopenia Immune, rara patologia cronica che ha però un importante impatto sulla qualità di vita, pur essendo a prognosi relativamente benigna. I pazienti, dalla diagnosi e per tutto il percorso terapeutico possono vivere momenti d'ansia, sconforto e preoccupazione, per i sintomi, gli effetti delle cure e le prospettive future”.

Si svolge il 7 e 8 aprile nell’Auditorium del CTO di Careggi, in Largo Palagi a Firenze, il nono Convegno della Società italiana di medicina tropicale e salute globale (SIMET). Circa 200 specialisti infettivologi, virologi, parassitologi, epidemiologi e veterinari si riuniscono per affrontare le emergenze sanitarie globali, fra ondate pandemiche e flussi migratori, che stanno cambiando la Sanità italiana. L’evento si apre con i saluti istituzionali della Rettrice dell’Università di Firenze Alessandra Petrucci e del Direttore generale di Careggi Rocco Damone. Fra i relatori in collegamento Silvio Brusaferro Presidente dell'Istituto superiore di sanità.

Il Convegno – spiega il Presidente Alessandro Bartoloni direttore delle Malattie infettive e tropicali di Careggi e ordinario di Malattie infettive all’Università di Firenze – è un momento di riflessione, dopo due anni di pandemia, sul futuro del Covid-19 e su altre minacce infettive presenti in un mondo globale e sempre più conflittuale, dove la rapidità degli spostamenti, i flussi migratori alimentati da guerre e mutamenti climatici stanno delineano una modificazione repentina delle sfide per la Salute pubblica. La risposta alle minacce sanitarie urgenti non può prescindere da un cosiddetto approccio "One Health", che significa "una sola salute", fondato sul riconoscimento della stretta interrelazione tra la salute umana, la salute animale e l’ambiente e sulla necessità di una collaborazione multidisciplinare e intersettoriale, con il coinvolgimento delle istituzioni. Solo così potremo raggiungere la Salute Globale.

Il COVID-19 ha prodotto sofferenze e vittime, ha messo a dura prova i sistemi sanitari e ha reso ancora una volta evidente come ingiustizia e disuguaglianza siano i principali determinanti della salute. Ma non solo Covid – prosegue Bartoloni – anche una serie di problemi più specifici, identificati comunemente con il termine "Malattie Tropicali Neglette", che godono di scarsa attenzione a tutti i livelli nonostante colpiscano milioni di persone in particolare nelle aree più povere del mondo, e che, senza adeguate strategie preventive, possono diventare pericoli concreti anche alle nostre latitudini.  Le soluzioni ci sono – aggiunge Bartoloni – potenziare la cooperazione sanitaria internazionale per la salute dei migranti, delle minoranze etniche, delle comunità di accoglienza e dei viaggiatori: sostenere programmi vaccinali globali come il COVAX per un accesso equo alle vaccinazioni, promuovere strategie coordinate a livello internazionale per prevenire e fronteggiare il fenomeno sempre più frequente della resistenza agli antimicrobici e per quanto riguarda le malattie tropicali neglette migliorare le  strategie di prevenzione e diagnosi precoce basate sulla conoscenza condivisa delle condizioni di rischio in base alla provenienza geografica delle persone.

L’esempio della Toscana sulla malattia di Chagas – ricorda Bartoloni – può essere un riferimento nazionale per la prevenzione e il controllo di altre infezioni a livello globale. Questo parassita, endemico in alcune regioni dell'America latina, viene trasmesso principalmente dalla puntura di un insetto presente nelle aree rurali di quelle zone ma anche da madre a figlio durante la gravidanza. La maggior parte delle persone non presenta sintomi né nella fase acuta né in quella cronica, che spesso dura tutta la vita, a cosiddetta "malattia silenziosa". Il 30% delle persone con infezione cronica sviluppa disturbi cardiaci e fino al 10% sviluppa disturbi digestivi, neurologici o misti. Di conseguenza, individuare e trattare le ragazze e le donne in età fertile infette e realizzare lo screening dei loro neonati e fratelli, sono passi essenziali per raggiungere l’obiettivo di eliminare la trasmissione congenita. La Regione Toscana ha da qualche anno implementato un programma di screening gratuito per la malattia di Chagas in gravidanza, assicurando contemporaneamente l'eventuale intervento terapeutico. Il 14 di aprile - conclude Bartoloni - si celebrerà la Giornata mondiale del Chagas e anche a Firenze ci saranno iniziative per dare maggiore visibilità del problema. 

La sala operatoria numero 105 del CTO dell’Azienda ospedaliero - universitaria Careggi di Firenze è stata intitolata al dottor Leonardo Di Bella ortopedico specialista in chirurgia di spalla e gomito, recentemente scomparso. Tanti i familiari, colleghi e amici che hanno partecipato al sentito e commosso ricordo del medico al quale sarà intitolata una prestigiosa borsa di formazione avanzata, per giovani chirurghi, dell’Associazione Osteosintesi (AO). “Il ricordo di Leonardo Di Bella - ha commentato Maria Tersa Mechi direttore sanitario AOUC - testimonia i valori della condivisione e appartenenza nella comunità di Careggi. 
 

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Dopo la sospensione a causa della pandemia da Covid-19 riprende la stagione congressuale in presenza nell’Auditorium del CTO dell’Azienda ospedaliero - universitaria Careggi di Firenze. Occasione della ripartenza è il convegno “The future is now” in programma il 18 marzo 2022. Il tema dell’evento scientifico, che si apre con i saluti della Rettrice dell’Università di Firenze Alessandra Petrucci, dell'Assessore alla Sanità della Regione Toscana Simone Bezzini e del Direttore generale AOUC Rocco Damone, è il Protocollo ERAS (Enhanced Recovery After Surgery). 

Il protocollo ERAS è un metodo di gestione multimodale del paziente chirurgico - spiega la presidente del convegno Maria Teresa Mechi Direttore sanitario AOUC -. Basato sulle evidenze è nato con l’obiettivo di garantire, dopo l’intervento, un recupero ottimale con ritorno precoce e sicuro alle attività quotidiane.
I responsabili scientifici del convegno, dottor Maurizio Dal Maso Manager Circle ERAS POIS (Periopertive Italian Society) e il professor Ferdinando Ficari  della chirurgia dell’apparato digerente di Careggi, ricordano che il protocollo ERAS è stato adottato nell’Azienda ospedaliero universitaria fiorentina da circa dieci anni e attualmente è applicato per interventi su patologie oncologiche dell'apparato digerente, tra cui le colorettali.  

Al centro dell’evento la discussione e condivisione, fra gli esperti coinvolti, di metodi e obiettivi per l’ulteriore sviluppo ed estensione del protocollo ERAS a tutte le branche chirurgiche che possono avvalersene, sulla base delle più recenti ed aggiornate acquisizioni scientifiche. Si confronteranno professionisti delle realtà italiane con le maggiori esperienze nell'ambito del programma ERAS e il prof.Olle Ljiungqvist dell'Orebro University in Svezia, uno dei massimi esperti in materia a livello internazionale. L’evento sarà l'occasione per presentare il Centro di Preabilitazione multimodale di Careggi, prima realtà nazionale. Sarà diretto dal prof. Gabriele Baldini rientrato a dicembre a Firenze dopo 14 anni di attività presso la Mc Gill University di Montreal dove si è formato alla scuola del prof. Carli sulle tecniche di Prehabilitation.
 
 
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Con sei video tutorial pubblicati sul sito di Careggi www.aou-careggi.toscana.it iniziano le attività del Progetto socioestetica in ospedale, iniziativa a supporto delle pazienti oncologiche per i problemi di immagine causati dagli effetti delle terapie. Sono 45 le estetiste e acconciatrici che hanno aderito al Progetto in collaborazione fra l’Ospedale Careggi e Cna Firenze Metropolitana. 

A causa della Pandemia, che ha costretto a rinviare temporaneamente l’attivazione di un’area dedicata a sedute di consulenza estetica - spiega Maria Teresa Mechi Direttore sanitario di Careggi - sono stati realizzati alcuni video tutorial non solo per presentare l’iniziativa, ma anche per fornire primi consigli utili alle pazienti. 

I video sono stati realizzati dalle professioniste, sia aderenti a CNA che non, selezionate attraverso una manifestazione pubblica di interesse, insieme ai fornitori a titolo gratuito dei prodotti cosmetici, garantiti dal punto di vista sanitario, che sono stati messi a disposizione da quattro aziende identificate con il supporto della Parafarmacia Gualtieri: Bionike, Diego Dalla Palma, Ganassini-Rilastil, Pierre Fabre Avène. 

Questa esperienza si sta affermando - dichiara Daniela Vallarano, responsabile del progetto per CNA - per l'importanza di un’attività che non ha solo un valore estetico, ma anche di supporto psicologico. Le estetiste e acconciatrici, che hanno accolto con entusiasmo l’invito fatto dall’Associazione, hanno realizzato questi video per fornire indicazioni di base utili ad affrontare con maggior serenità il periodo di cura, consentendo di gestire i problemi causati alla pelle e ai capelli dalle terapie oncologiche. 

Il Progetto è stato coordinato dal punto fi vista sanitario nella fase iniziale dalla dottoressa Serena Beccaluva prevedendo una specifica preparazione per le operatori coinvolte. Le estetiste e acconciatrici - prosegue Vallarano - sono volontarie con almeno cinque anni di esperienza e hanno partecipato ad un evento formativo di socioestetica tenuto dall’Associazione Women Against Lung Cancer (WALCE) partner dell’iniziativa. 

Fra gli argomenti dei video: gli inestetismi ed il trucco, come prendersi cura della pelle del viso e del corpo, la cura delle unghie, quali prodotti cosmetici utilizzare durante le terapie, come affrontare i disagi dovuti alla menopausa indotta dai trattamenti. Sono ancora aperte le adesioni al Progetto attraverso le manifestazioni di interesse per estetiste, acconciatori e aziende di prodotti cosmetici nella pagina di presentazione sul sito di Careggi. 

Per questa iniziativa - conclude Mechi - grazie alla collaborazione con la Fondazione Firenze Radioterapia Oncologia (F.F.R.O.) e di altri servizi aziendali, sarà allestito, non appena conclusa la fase di riorganizzazione delle attività al termine dell'emergenza pandemica, uno spazio dedicato nel quale le pazienti potranno incontrare consulenti di estetica e acconciature, con specifica esperienza nel settore, per consigli pratici sulla gestione dei problemi di immagine e di tutti quei disagi personali connessi alle cure, di natura non sanitaria, ma che possono avere un rilevante impatto psicologico. 

Presentazione dell’iniziativa 

L’Azienda Careggi ha ricevuto il Bollino azzurro da Fondazione Onda Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, riconoscimento assegnato agli ospedali che assicurano un approccio professionale e interdisciplinare nei percorsi diagnostici e terapeutici dedicati alle persone con tumore alla prostata.

La partecipazione all’iniziativa - spiega una nota della Fondazione Onda - era aperta a tutti gli ospedali partendo da quelli del network Bollini Rosa di Fondazione Onda. La valutazione delle 155 strutture ospedaliere candidate e la conseguente assegnazione del Bollino Azzurro si sono basate sulla compilazione di un questionario di mappatura articolato su 10 domande, volte a misurare la qualità e la multidisciplinarietà dei servizi. 

Tra queste, 5 fanno riferimento a requisiti definiti essenziali dalla commissione, ovvero: il numero medio di nuovi casi di tumore alla prostata trattati dalla struttura che deve essere superiore a 100, l’offerta di un approccio multidisciplinare per la gestione della malattia, il core team composto da urologo, oncologo medico e oncologo radioterapista, a cui devono aggiungersi anatomopatologo e specialista in diagnostica per immagini. Infine, risulta fondamentale la partecipazione a sessioni e programmi di aggiornamento in tema di tumore alla prostata. Sulla base di questi criteri, 94 strutture hanno ottenuto il riconoscimento.

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Sul Journal of the American Medical Directors Association i risultati di una ricerca epidemiologica condotta nella fase pre-vaccino da Università di Firenze, AOU Careggi, USL Toscana Centro e Istituto Superiore di Sanità
 
La Sanità pubblica deve portare attenzione anche alle persone anziane meno vulnerabili e non ospedalizzate colpite da Covid perché la malattia nei loro confronti può rivelarsi insidiosa nel lungo periodo.
È il messaggio che proviene da uno studio epidemiologico, pubblicato sul Journal of the American Medical Directors Association, a cura di Università di Firenze, Azienda ospedaliero-universitaria Careggi, Azienda USL Toscana Centro (ATC) e Istituto Superiore di Sanità [“Covid-19, Vulnerability, and Long-Term Mortality in Hospitalized and Nonhospitalized Older Persons” https://doi.org/10.1016/j.jamda.2021.12.009].
I ricercatori, diretti da Mauro Di Bari - docente di Medicina interna dell’Ateneo fiorentino e direttore della Scuola di specializzazione di Geriatria – hanno confrontato, nel periodo marzo-novembre 2020, prima dell’avvento del vaccino, i dati sulla mortalità a un anno di soggetti ultra 75enni con Covid o altre patologie distinguendo tra coloro che sono stati ricoverati (a Careggi o in altri ospedali dell’ATC) e quanti hanno fatto solo accesso al Pronto Soccorso senza poi essere ricoverati.

I dati confermano che il Covid-19 aumenta il rischio di morte sia negli anziani ospedalizzati che in quelli non ospedalizzati; in entrambi i casi, la mortalità cresce con il grado di vulnerabilità, che è valutata grazie al Codice Argento Dinamico (CAD), classificazione in quattro livelli messa a punto dallo stesso gruppo di ricercatori.
In particolare, secondo quanto rilevato dalla ricerca, nei non ospedalizzati l’eccesso di mortalità dovuto al Covid-19 è maggiore, in termini relativi, nei soggetti meno vulnerabili rispetto ai soggetti più vulnerabili. Infatti, negli anziani inseriti nella classe 1 CAD (meno vulnerabili) la mortalità è stata del 14,2% in presenza di Covid e del 2,9% in assenza della malattia, quasi 5 volte maggiore. Al contrario, negli anziani appartenenti alla fascia a maggior rischio (classe 4 di vulnerabilità CAD) la mortalità è stata del 46,7% in presenza del COVID e del 26% in sua assenza, quindi con un rapporto di 2:1.
Inoltre, mentre nei soggetti ospedalizzati la percentuale di mortalità è più alta nel primo mese di trattamento della patologia e si stabilizza nei mesi successivi, nei soggetti non ospedalizzati il rischio resta rilevante per un periodo più prolungato.

“Fin dall’inizio della pandemia, la mortalità associata al Covid-19 è risultata assai più elevata nei pazienti definiti «fragili» o, più appropriatamente, vulnerabili, ma gli studi fin qui condotti – spiega Di Bari, sottolineando la novità della ricerca - avevano preso in considerazione solo soggetti ricoverati, si erano limitati alla mortalità ospedaliera e non consentivano il confronto con pazienti senza Covid-19”.
 “Lo studio – commenta ancora Di Bari - suggerisce l’opportunità di una vigilanza maggiore e più protratta nei confronti di soggetti anziani meno vulnerabili colpiti dal Covid-19, per quanto le loro condizioni iniziali e i sintomi lievi non richiedano l’ospedalizzazione: il rischio di complicanze anche gravi e tardive non deve essere trascurato. Alla luce di questa analisi, condotta come si è detto nel periodo precedente alla comparsa del vaccino – conclude Di Bari -, possiamo affermare che è stato assolutamente opportuno estendere la vaccinazione a tutte le categorie di anziani indipendentemente dal grado di vulnerabilità, perché il vaccino è lo strumento principe della prevenzione degli effetti gravi del COVID-19”.

Sono stati prelevati per il trapianto, nei giorni scorsi, nell’Azienda ospedaliero - universitaria Careggi di Firenze gli organi da due donatori positivi al Covid-19 asintomatici, deceduti per altra causa. Particolarmente rilevante come primo caso a livello nazionale il trapianto dei reni - spiega Adriano Peris, direttore del Centro regionale trapianti della Toscana - perché autorizzato, con una nova procedura, dal Centro nazionale trapianti attraverso un’attenta valutazione del rapporto costo beneficio per i soggetti riceventi, che hanno espresso la volontà di operarsi in base ad uno specifico consenso informato, non essendo il trapianto renale una terapia salvavita, come ad esempio nel caso del fegato o del cuore.

Questa condizione - puntualizza la dottoressa Chiara Lazzeri, direttore del Centro regionale allocazione organi e tessuti presso Careggi - rappresenta un passo importante nella medicina dei trapianti in fase pandemica poiché, a causa della massiccia diffusione delle attuali varianti, è sempre più difficile trovare donatori non contagiati e la possibilità di utilizzare organi da persone asintomatiche e decedute per cause diverse dal Covid, ma pur sempre positive, consente di restituire alle attività di donazione e trapianto una buona parte dell’efficienza fino ad ora ridotta a causa della pandemia.

É il recupero in tempo di pandemia di una normalità assistenziale, nell’ambito dell’alta complessità del trapianto - aggiunge Rocco Damone direttore generale dell’Azienda Careggi, fra le prime a livello nazione nel numero di procedure di donazione d’organi, che prosegue - un risultato rilevante per la collaborazione fra Centro nazionale, Centro regionale trapianti e le professionalità dedicate, nel nostro Ospedale al precorso donazione e trapianto, ma anche un successo della vaccinazione che protegge e consente di curare le persone più fragili come i pazienti in attesa di un organo.

Nell’Azienda Careggi di Firenze sono 40 nel 2021, i primi casi in Italia, di nomina urgente di amministratori di sostegno provvisori per pazienti in condizioni di non poter esprimere un valido consenso informato alle terapie, l’atto indispensabile a legittimare giuridicamente le cure. La procedura – spiega lo psichiatra Rolando Paterniti direttore dell’Unità Operativa di Psichiatria Forense – è stata avviata grazie alla disponibilità della Presidente del Tribunale di Firenze Marilena Rizzo e del Giudice Silvia Governatori che dirige la Sezione Civile e l’Ufficio del Giudice Tutelare.

Sono sempre di più, soprattutto a causa dell’età avanzata – prosegue Paterniti – le persone che al momento del ricovero si trovano in condizioni di non poter esprime una volontà consapevole alle cure, una situazione che si è aggravata in epoca pandemica con ospedalizzazioni urgenti per pazienti fortemente debilitati. Nei casi in cui non vi siano le condizioni di assoluta emergenza, necessarie a legittimare comunque un intervento in base allo stato di necessità, i sanitari si trovano in difficoltà poiché il consenso è strettamente personale e la volontà di congiunti o parenti non è sufficiente a conferire piena legittimità all’atto medico.

Da queste esigenze – aggiunge Paterniti – si è sviluppato il progetto DE.CA.C.I.V. (DEgenti CAreggi Capacità di Intendere e di Volere) nell’ambito di una collaborazione con il Tribunale di Firenze per la nomina, con procedura urgente, di amministratori di sostegno temporanei che in poche ore, dalla richiesta proveniente dai sanitari, possono validamente esprimere un consenso pienamente efficace a supporto del paziente. Il giudice nomina spesso un familiare, se disponibile, ma anche un legale che non svolgerà la funzione di sostegno in ambito patrimoniale, ma un compito limitato anche nel tempo, finalizzato alla decisione assistenziale di consentire specifici trattamenti terapeutici.

Il progetto DE.CA.C.I.V. – conclude Paterniti – è realizzato dalla Unità Operativa di Psichiatria Forense e prevede l'intervento di uno psichiatra forense e di uno psicologo giuridico presso il reparto di degenza, per una valutazione specialistica psico-forense del paziente ricoverato, con l'eventuale somministrazione di test psicodiagnostici e una relazione di consulenza in cartella clinica. L'equipe specialistica, qualora il paziente non risulti capace di esprimere un valido consenso informato alle prestazioni sanitarie, predispone la documentazione che sarà inoltrata dalla Direzione Sanitaria al Giudice Tutelare di Firenze, con la richiesta di nominare un Amministratore di Sostegno provvisorio.  

L’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze sta realizzando un centro dedicato ai programmi di Preabilitazione per i pazienti che, destinati a importanti interventi di chirurgia maggiore, possono essere preparati ad affrontare questi eventi impegnativi. Il professor Gabriele Baldini, fiorentino rientrato in Italia dalla McGill University in Canada, fra i centri più avanzati nello studio delle tecniche di riabilitazione preventiva, è ritornato all’Università di Firenze dove ha studiato e a Careggi, nella Sod Anestesia oncologica e terapia intensiva diretta dal professor Stefano Romagnoli, per avviare il primo programma italiano di Preabilitazione.

Il periodo che precede un intervento di chirurgia maggiore, dal momento della diagnosi al giorno dell’operazione - spiega Baldini - è normalmente considerato un tempo di attesa durante il quale i pazienti si sottopongono ad esami diagnostici che consentono di preparare la fase intra e post-operatoria. Questo periodo, che genera spesso ansia e timore, se ben impiegato in programmi personalizzati di preparazione psicofisica all’intervento, può diventare una fase preziosa per il paziente aumentando concretamente la capacità di affrontare lo stress operatorio e accelerare il successivo recupero. I programmi di Preabilitazione rappresentano inoltre un’opportunità per diffondere anche nei pazienti anziani e fragili stili di vita sani. L’esercizio fisico costante e buone abitudini alimentari potrebbero avere anche un impatto positivo nel miglioramento delle malattie cardiovascolari croniche, respiratorie e in alcune malattie metaboliche. È come prepararsi fisicamente e psicologicamente ad una maratona, la maratona della vita - aggiunge Baldini, che prosegue - la capacità funzionale di un paziente è determinata dall’efficienza cardiaca, polmonare, muscoloscheletrica e dallo stato nutrizionale e psicologico e viene ulteriormente ridotta dallo stress determinato dall’intervento chirurgico. Dopo la chirurgia la capacità funzionale necessita di molto tempo per ritornare ai livelli pre-chirurgici, ritardando quindi il ritorno alle attività normalmente svolte dal paziente. È per queste ragioni che il periodo che precede un intervento di chirurgia maggiore rappresenta un’opportunità fondamentale per preparare il paziente allo stress chirurgico aumentandone preventivamente la capacità funzionale e attenuando di conseguenza il declino indotto dalla chirurgia.

I maggiori sforzi del periodo pre-operatorio - ricorda Romagnoli - sono attualmente impiegati per individuare fattori di rischio medici quali ad esempio: diabete, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie, con la finalità di poter predire il rischio di sviluppare complicanze postoperatorie e pianificare un adeguato trattamento chirurgico e anestesiologico. Scarsa attenzione è invece rivolta verso i fattori di rischio potenzialmente modificabili come la ridotta capacità funzionale, la malnutrizione e gli stili di vita poco sani e tendenzialmente sedentari come il fumo di sigaretta, l’abuso di alcol e la scarsa attività motoria, sebbene rivestano un equivalente valore prognostico. È ben noto - prosegue Romagnoli - che i pazienti con una ridotta capacità funzionale, ovvero con una ridotta capacità di compiere attività quotidiane, come pazienti anziani, pazienti con malattie oncologiche, fragili, malnutriti o socialmente emarginati, abbiano un rischio più elevato di sviluppare complicanze postoperatorie e una degenza ospedaliera prolungata con tassi di mortalità più elevati.

Siamo impegnati - afferma Baldini - per avviare al Careggi di Firenze il programma innovativo di Preabilitazione (in inglese Pre-Habilitation) che è stato sviluppato negli anni dal professor Francesco Carli della McGill University, con l’obiettivo di sfruttare il periodo pre-operatorio, al contrario dei programmi di Riabilitazione che intervengono dopo la chirurgia, con percorsi specifici di esercizio fisico aerobico e di resistenza, ottimizzando lo stato nutrizionale e proteico del paziente e mitigando l’ansia associata all’attesa dell’intervento chirurgico. Questo tipo di preparazione richiede un approccio strutturato e multidisciplinare che include numerose figure professionali: anestesisti, chirurghi, dietisti, fisioterapisti, geriatri, medici dello sport e psicologi che, con le loro competenze specifiche, possono preparare il paziente ottimizzandone e aumentandone le capacità funzionali prima dell’intervento.  La durata media è di circa 4-6 settimane, con sessioni di esercizio settimanali in centri specialistici o a casa a seconda delle necessità. I risultati degli studi svolti in questi anni hanno confermato che i programmi di Preabilitazione aumentano in modo significativo lo stato funzionale del paziente durante la preparazione all’intervento, mitigano il declino funzionale indotto dalla chirurgia e accelerano il recupero postoperatorio, raggiungendo a volte livelli funzionali anche superiori a quelli di partenza, soprattutto nei pazienti più fragili. Alcuni studi recenti hanno dimostrato anche una riduzione delle complicanze postoperatorie. 

La Pre-Habilitation - conclude Maria Teresa Mechi direttore sanitario di Careggi - costituisce un importante completamento del protocollo Enhanced recovery after surgery (ERAS) già attivato a Careggi da diversi anni e attualmente oggetto di un piano di sviluppo ulteriore e di estensione a più specialità chirurgiche. Questo si inserisce nelle risposte di eccellenza presenti a Careggi in campo oncologico e della chirurgia oncologia sia del fegato, del pancreas, del tubo digerente, ortopedica, toracica, otorinolaringoiatrica, neurochirurgica, oculistica, maxillofacciale. Si tratta di patologie per le quali la disponibilità di tecnologie quali la robotica e di altre tecniche innovative, messe a disposizione attraverso studi clinici per i quali viene chiesta la collaborazione dei professionisti di Careggi per le elevate competenze, costituisce un valore aggiunto importante. Vi è letteratura scientifica che dimostra come l'esecuzione di tecniche chirurgiche complesse in contesti altamente specializzati aumenti enormemente la possibilità di successo con esiti positivi per il paziente. A tale proposito i dati del Piano nazionale esiti (PNE) recentemente pubblicati mostrano risultati in termini di sopravvivenza per interventi per tumori del pancreas, rene, stomaco, retto, colon e tumori cerebrali operati a Careggi, migliori della media nazionale. 

 


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