Università degli Studi di Firenze SST Regione Toscana

Units


Direttore Giorgio Iacopo Baldereschi

Direttore Dr.ssa Laura Paparella

 

Direttore pro tempore Dr. Alessandro Maria Vannucchi

 

Direttore Prof. Lorenzo Antonuzzo

Direttore Dott.ssa Graziella Franchi

 

Direttore Dr. Bassam Dannaoui

Mission
La UO Informatizzazione Processi Sanitari fa parte dell’Area innovazione controllo e qualità, ha come obbiettivo quello è di assicurare all’Azienda e agli operatori supporto duraturo e continuativo nella gestione della piattaforma informatica aziendale a supporto delle attività clinico assistenziali sotto il profilo manutentivo ed evolutivo, perseguendo principalmente la sicurezza del paziente e la praticità di utilizzo per l’operatore.
A tale scopo la UO:
Partecipa alla Cabina di regia aziendale per razionalizzare metodi e applicativi destinati ai percorsi clinico-assistenziali facilmente fruibili dal personale sanitario, che centralizzi le istanze di fabbisogno in termini di aggiornamenti, integrazioni, modifiche, formazione, manutenzione delle competenze e le riconduca alle priorità della pianificazione strategica aziendale in modo da garantirne uno sviluppo coerente con l’evoluzione dell’Ospedale. In tal senso la UO contribuisce a definire le modalità e i livelli di raccordo con ESTAR, con le finalità di:

  • promuovere la crescita di uno strumento potenzialmente fruibile da parte di altri Enti del SSR
  • garantire l'interazione con gli altri SW e con i servizi sistemistici, rispettando le formali responsabilità di amministrazione dei sistemi e la titolarità dei contratti di manutenzione
  • definire le modalità e i livelli di raccordo con i competenti Settori regionali della Direzione Diritti di cittadinanza e coesione sociale della Regione Toscana, in riferimento al punto precedente e per quanto concerne i debiti informativi, le tabelle anagrafiche comuni, i dizionari e cataloghi, gli standard dei referti, l’anagrafe nazionale, la scelta/adozione di sistemi centralizzati di varia tipologia come pure l’eventuale fruizione da parte di altri Enti del SSR.
  • Definire un sistema di gestione controllata dell'aggiornamento dei contenuti in termini di validità e coerenza con il sistema documentale aziendale (es.: aggiornamento delle scale e delle procedure).

• Realizzare le integrazioni LIS (Laboratory Information System) e RIS (Radiology Information System)e implementare quelle nuove con anatomia patologica, firma digitale e conservazione sostitutiva.

• Assicurare lo sviluppo delle nuove funzioni richieste, in riferimento ad algoritmi e scale di valutazione, nuove pratiche di sicurezza, modulistiche cliniche, amministrative e di servizi di supporto correlate al ricovero.

• Garantire la costante ed aggiornata generazione ed alimentazione dei flussi regionali inerenti le attività direttamente gestite da ArchiMed, nonché la messa a disposizione delle informazioni native alla piattaforma di business intelligence/ advanced analytics.

• Contribuire alla redazione della valutazione di impatto sul trattamento dei dati (P.I.A.: Privacy Impact Assessment) secondo la vigente normativa europea 679/2016.

• Sviluppare una funzione in grado di sostituire temporaneamente l’anagrafe centrale in caso di blocco del software People, essendo questo bloccante per tutta l’attività di ricovero.

• Offrire, al termine della formazione dei programmatori, servizio di reperibilità h24 per risolvere eventuali problemi software, integrandosi con altre possibili metodiche di manutenzione ordinaria.

• Aggiornare costantemente e continuamente la documentazione relativa all’applicativo ed il relativo manuale d’uso.


  • Predispone modalità di login/logout semplificati o di prossimità tramite RFID: questo sistema permette da una parte il login dell’operatore semplicemente avvicinandosi al pc con la carta operatore, che ha al suo interno un RFID, dall’altra garantisce il suo logout nel momento in cui si allontana, evitando di lasciare accidentalmente la postazione attiva a suo nome
  • Contribuisce alla gestione dei privilegi di accesso a tutte le funzionalità software a livello aziendale rapportate automaticamente al ruolo e alla Struttura organizzativa dipartimentale (SOD) o area di attività di assegnazione del dipendente, previa costituzione di un’anagrafe, integrata con il DB (DataBase) dell’Area Amministrativa che metta in relazione le singole strutture e i ruoli personali con le funzionalità applicative
  • Realizza cruscotti di aderenza a protocolli clinico assistenziali capaci di creare gli alert necessari alla gestione della singola posizione paziente e a correggere in tempo reale modalità organizzative e di gestione delle attività clinico assistenziale oltre che creare base dati per monitoraggio (ad es. per valutare ed eventualmente rimodulare attività o numero dello staff di assistenza per somministrazione dell’antibiotico terapia secondo timing appropriato che ne garantisca l’efficacia)
  • Contribuisce alla gestione dei flussi aziendali ulteriori alle attività direttamente gestite da ArchiMed, perseguendo l’integrazione delle funzioni SW (Software) affinché i debiti informativi regionali siano gestiti in modo integrato dai diversi applicativi non di proprietà dell’azienda, generando i relativi flussi informativi attraverso un applicativo a completo controllo aziendale che garantisca l’alimentazione delle basi dati aziendali consultabili con il BO (Business Object).
  • Mette a disposizione, tramite sviluppo di appositi web service, le informazioni native di ArchiMed, per lo sviluppo di servizi al cittadino da pubblicare sulla piattaforma regionale Toscana Salute, per permettere al cittadino di conoscere lo stato delle sue prenotazioni di prestazioni di specialistica ambulatoriale o interventi chirurgici elettivi (liste d’attesa), di richieste di copia di documentazione clinica, di referti di esami di laboratorio/diagnostica per immagini e di consultare lo stato di avanzamenti di altre pratiche inerenti altri servizi aziendali.
  • D’intesa con la UO Igiene e Organizzazione Ospedaliera realizza strumenti per incrementare la prevenzione ed il controllo delle infezioni con adeguamento di risorse specificamente “pesate” per la gestione del problema, come ad es. creazione di cruscotti di monitoraggio dell’andamento e della prevalenza di patogeni a particolare resistenza/virulenza, la numerosità di pazienti contaminati e/o colonizzati per uno staffing dinamico del personale di assistenza e una rivalutazione su base annua delle dotazioni a partire da questi indici e o all’individuazione di soglie per l’adeguamento dinamico del livello di assistenza oggettivato da indici specifici
  • D’intesa con la UO Accreditamento Qualità e Risk Management partecipa alle azioni tese a garantire completezza, adeguatezza e tracciabilità della documentazione sanitaria originata da più fonti, in particolare quella ancora gestita in manuale, attraverso la creazione di dossier di ricovero elettronici finalizzata ad abbattere il rischio di smarrimento, gli errori di archiviazione, i rischi di documenti incongruenti riferiti allo stesso paziente o a pazienti differenti ricompresi nel medesimo fascicolo, emessi eventualmente anche in copia conforme. A tal fine predispone inoltre lo sviluppo per ambiti specialistici di pannelli per la rilevazione sistematica dei rischi e dell’andamento delle relative misure di controllo per la prevenzione e la gestione del rischio clinico e la stima per verifica attuariale dell’eccedenza di rischio rispetto allo standard per l’alta specialità (safety score) da correlarsi all’andamento della sinistrosità
  • Partecipare alla realizzazione del GIS (Geographic Information System) per la sicurezza del paziente ovvero un sistema di gestione delle informazioni configurato per strati sovrapposti ad uno strato principale geografico (mappa dell’ospedale, del piano, del reparto) ove, ogni strato sovrapposto viene popolato da informazioni uniformi (es.: strato suscettibilità del paziente alle cadute; strato rischio specifico di cadute in quel reparto correlato ad arredi, corrimano; consuntivo risarcimenti per cadute in quel reparto) e gli strati vengono messi tra loro in relazione da algoritmi per la quantificazione di rischi specifici (nell’es. il rischio da caduta, presenza e livello di utilizzo di presidi per la movimentazione dei pazienti, livello di manutenzione delle competenze corrispondente all’operatore che utilizza il presidio in termini di privilegi specifici di funzione, ecc.)
  • Contribuisce a perfezionare, d’intesa con il Referente Aziendale Privacy, il rispetto della normativa sulla privacy, con garanzia dei privilegi d’accesso adeguati e che non intralcino la capacità operativa per garantire adeguatamente l’assistenza in tutti gli scenari possibili (soprattutto in emergenza/urgenza)
  • Partecipa alla Certificazione CCE secondo il nuovo regolamento europeo UE 2017/745sui dispostivi medici, il quale prevede per i software medici la certificazione come dispostivi medici (DM) classe IIA e a tale scopo definisce il ciclo di progettazione, sviluppo e rilascio del SW in modo preciso e puntuale, rappresentando le informazioni cliniche da gestire con la CCE.

Responsabile Dott.ssa Silvia Bresci

La Unit afferisce al Dipartimento Emergenza Accettazione (DAI DEA), ha come obbiettivo lo sviluppo di un servizio di eccellenza dedicato alla cura della Fibrosi cistica nell’età adulta e nella fase di transizione, costituendo un polo attrattivo per la Toscana e per l’Italia.

Contatti

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 Obbiettivi

  • Definire un percorso omogeneo per la presa in carico del paziente adulto, comprensivo della fase di transizione dalle strutture pediatriche
  • Sviluppare un approccio multidisciplinare in grado di affrontare le problematiche riscontrate negli adulti, gestire le complicanze e le comorbosità, favorire l’adattamento individuale e familiare alla malattia cronica ed evolutiva, contribuire alla costruzione dell’autonomia del paziente
  • Ottimizzare la presa in carico dei soggetti adulti e di quelli in follow-up post-trapianto attraverso l’aderenza a standard di qualità che garantiscano un’adeguata continuità delle cure nel processo di transizione
  • Potenziare la ricerca clinica con particolare attenzione alla ricerca microbiologica, in collaborazione con il Laboratorio aziendale di Microbiologia e Virologia
  • Costituire un riferimento per la LIFC Toscana e promuovere le attività previste dalla Legge 548/93, anche facendo riferimento al Manuale per l’autovalutazione e la revisione fra pari della qualità dei centri per la fibrosi cistica
  • Rafforzare la comunicazione e la continuità assistenziale fra l’ AOUC e i servizi territoriali, con particolare attenzione ai MMG 
  • Operare all’interno del Coordinamento clinico-organizzativo interaziendale AOU Meyer-AOU Careggi in armonia con il modello toscano di “Rete Toscana FC”, costruendo, in base alle risorse disponibili, adeguati percorsi di cura e assistenza
     

  • Assistenza durante la degenza presso la SOD Malattie Infettive e Tropicali
  • Attività ambulatoriale settimanale presso il Centro Riferimento Regionale AOU Meyer, dedicata agli adulti con Fibrosi Cistica e malattia grave o nel post-trapianto
  • Reperibilità telefonica urgente di un infettivologo di guardia per gli operatori del territorio e gli ospedali territoriali 24 ore/24 ore
  • Partecipazione agli incontri settimanali del team multidisciplinare presso il CRR AOU Meyer e  partecipazione all’aggiornamento dei dati sui casi 
  • Redazione delle procedure e dei protocolli per i pazienti adulti e per il post-trapianto
  • Organizzazione delle consulenze attraverso un gruppo multidisciplinare di specialisti sia per i pazienti ricoverati sia per quelli in follow-up presso l’Ambulatorio-Day Hospital del Centro Riferimento Regionale
  • Disponibilità di uno psicologo per l’assistenza degli adulti sia durante la degenza che a livello ambulatoriale





La sede di attività prevalente è individuata nel padiglione 15 Piastra dei Servizi, presso le Aree di Attività utilizzate dalla SOD Malattie Infettive e Tropicali, dove sono ubicate le degenze per gli adulti con FC

Responsabile Dott.ssa Vanessa Zurkirch
Contatti
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Il Responsabile dei processi di inserimento delle persone con disabilità (Disability Manager) garantisce un’efficace integrazione nell’ambiente di lavoro
 
Funzioni 
  • Curare i rapporti con il Centro per l’Impiego territorialmente competente per l’inserimento lavorativo dei disabili, nonché con i servizi territoriali per l’inserimento mirato
  • Predisporre, sentito il medico competente della propria amministrazione ed eventualmente il comitato tecnico di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68, gli accorgimenti organizzativi e proporre, ove necessario, le soluzioni tecnologiche per facilitare l’integrazione al lavoro anche ai fini dei necessari accomodamenti ragionevolidi cui all’art. 3, comma 3-bis, del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216
  • Verificare l’attuazione del processo di inserimento, recependo e segnalando ai servizi competenti eventuali situazioni di disagio e di difficoltà di integrazione
Documenti aziendali

Responsabile Dr. Francesco Meucci (cardiologo interventista SOD Interventistica cardiologica strutturale)

La Unit si occupa del trattamento delle valvulopatie più frequenti nella popolazione adulta attraverso metodiche mini-invasive, non chirurgiche. L’approccio è "percutaneo", quindi, basato su punture di vasi arteriosi o venosi attraverso i quali vengono raggiunte e sostituite o riparate le valvole del cuore. Il nostro ospedale, in risposta a questa "rivoluzione" nel campo della terapia delle malattie valvolari cardiache, ha creato una unità specificamente dedicata che si propone di fornire ai pazienti le migliori terapie, anche le più innovative, e di organizzare al meglio i professionisti, le risorse ed i percorsi dedicati.
Le principali patologie trattate sono:
Sede di attività
Comparto operatorio e Sale Angiografiche, Padiglione 12 – DEAS
Reparto di degenza e subintensiva, Padiglione 12 – DEAS
Ambulatori Cardiologici, Padiglione 13 – Clinica Medica
Modalità d'accesso
Tel. 055 7947082 dal lunedì' al venerdì dalle ore 11:00 - 17:00
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Unit impianto e riparazione valvolare transcatetere (TAVI Unit) - AOU Careggi, Firenze - Italy
Le patologie a carico della valvola aortica attualmente trattabili per via percutanea sono principalmente la stenosi aortica degenerativa e la degenerazione delle bioprotesi chirurgiche impiantate nel passato (intervento di "valve in valve" aortica).
Informazioni per i pazienti

 Il cuore è l’organo che assicura la circolazione del sangue a tutto l’organismo ed è dotato di valvole che aprendosi e chiudendosi hanno la funzione di dirigere il flusso di sangue in un'unica direzione durante il ciclo cardiaco.
Le valvole del cuore sono quattro: la valvola mitrale e la valvola tricuspide, dette valvole atrioventricolari e posizionate tra atri e ventricoli, regolano l’ingresso del sangue nel cuore
la valvola aortica e la valvola polmonare, dette valvole semilunari, posizionate tra i ventricoli e i due grandi vasi arteriosi (aorta e arteria polmonare), regolano l'uscita del sangue dal cuore.
Proprio la valvola aortica aprendosi e chiudendosi consente al sangue di raggiungere tutto il corpo. Le valvole cardiache possono andare incontro a fenomeni di deterioramento con l’avanzare degli anni. La malattia più frequente connessa all’invecchiamento è la stenosi della valvola aortica, ovvero la degenerazione dei tessuti della valvola che si induriscono e calcificano fino a ostacolarne l’apertura. La stenosi aortica colpisce in Italia circa 1 persona su 10 oltre i 65 anni. Il cuore in questi casi deve fare molta più fatica per far uscire il sangue perché’ ha una "porta di uscita" che si apre progressivamente sempre di meno (Figura 1a e 1b).
TAVI Unit Fig 1a                     TAVI Unit Fig 1b
Fig.1 Valvola aortica normale              Figura 1b Valvola aortica stenotica

La stenosi aortica può restare asintomatica per molti anni. La presenza di un soffio cardiaco rilevato ad una visita medica può essere il primo segnale di allarme per questa patologia. La comparsa dei sintomi indica già una fase avanzata della malattia. Tra i sintomi più caratteristici a cui prestare attenzione ci sono:

  • l’affaticamento e l’affanno
  • il dolore al torace (angina)
  • e la perdita di coscienza, nelle fasi più avanzate (un vero e proprio svenimento che in genere avviene durante uno sforzo fisico)
 L’affanno (dispnea) è il sintomo più frequente. Generalmente descritta come difficoltà a eseguire dei respiri normali o “fame d’aria” anche per sforzi che prima si eseguivano con facilità, come salire le scale o camminare. Quando la malattia è più grave la dispnea può comparire anche a riposo o durante la notte. A volta anche il dolore al petto aggrava la situazione. Si tratta di una sensazione di pesantezza sul petto che compare soprattutto sotto sforzo e scompare con il riposo dopo alcuni minuti. Molto spesso a questi sintomi si associano segni caratteristici di scompenso cardiaco come gambe gonfie e facile affaticabilità.

La diagnosi di stenosi valvolare aortica può essere sospettata dal medico quando i sintomi sopra descritti si accompagnano al rilievo durante l’ascoltazione del cuore di un caratteristico rumore dovuto al sangue che esce con difficoltà e che si chiama "soffio cardiaco". La conferma di questo sospetto diagnostico è in genere di competenza specialistica del cardiologo attraverso esami strumentali, principalmente elettrocardiogramma ed ecocardiogramma.
L’esame principale per confermare la diagnosi e definire la gravità della stenosi valvolare aortica è l’ecocardiogramma. Non è un esame doloroso e si esegue in pochi minuti sfruttando onde ad ultrasuoni. Questo esame è centrale nel percorso del paziente con malattia valvolare perché’ fornisce informazioni complete sul funzionamento di tutte e 4 le valvole del cuore, sullo stato di funzionamento del muscolo cardiaco e sulle pressioni del circolo polmonare. L’insieme di questi dati, unitamente alla presenza dei sintomi, consente al cardiologo di porre l’indicazione a sostituire la valvola aortica.
A completare la diagnosi e la fattibilità dell’eventuale trattamento mini-invasivo transcatetere, si esegue una TC (tomografia computerizzata, meglio nota come “TAC”) con mezzo di contrasto che consente di avere tutte le informazioni sulla valvola, sui vasi del cuore chiamati "coronarie" e sugli altri vasi arteriosi del paziente...
Il cateterismo cardiaco è invece una procedura invasiva che permette la misurazione delle pressioni all’interno del cuore e lo studio delle coronarie. Rimane uno strumento essenziale per i pazienti con diagnosi accertata di stenosi aortica che presentano anche una malattia delle coronarie.
 

 L’intervento di correzione percutanea della valvola aortica si chiama TAVI, dall’acronimo inglese “Transcatheter Aortic Valve Implantation”. E’ la procedura di sostituzione della valvola aortica che avviene per via non chirurgica ma con procedura mini-invasiva, in italiano traducibile come “impianto valvolare aortico transcatetere”. Si tratta di una procedura di cardiologia interventistica ideata per sostituire la valvola aortica degenerata per via mini-invasiva introducendo nei vasi sanguigni una protesi, del tutto analoga a quella impiantata per via chirurgica, che viene montata su appositi cateteri. I vantaggi rispetto alla chirurgia tradizionale sono molteplici perché la TAVI viene fatta senza dover ricorrere a tagli sul torace, senza dover fermare il cuore e senza necessità di anestesia generale.
L'accesso arterioso da cui viene fatta passare la valvola è nel 95% circa dei casi l’arteria femorale che risiede nella regione dell’inguine, molto più raramente l’accesso può essere eseguito attraverso l’arteria ascellare.
Negli studi scientifici e nelle più recenti linee guida la TAVI si è dimostrata superiore all’intervento cardiochirurgico tradizionale in termini di complicanze, mortalità, minore degenza ospedaliera per i pazienti con anatomia favorevole e con età di 80 o più anni . Nei pazienti più giovani, con età fra 65 e 79 anni, l’intervento cardiochirurgico tradizionale e la TAVI hanno dimostrato di essere sostanzialmente equivalenti, e la scelta fra l’una o l’altra modalita’ di sostituzione della valvola avviene discutendo collegialmente caso per caso quale sia l’approccio più vantaggioso. Esiste infatti una commissione medica multidisciplinare dedicata che si riunisce regolarmente per esaminare tutti i casi di pazienti con malattia valvolare aortica che necessitano di trattamento sostitutivo della valvola per decidere quale modalità sia piu’vantaggiosa nel caso specifico (commissione di Heart Team).

 

 La valutazione del paziente con stenosi aortica è un processo multidisciplinare che coinvolge varie figure professionali, principalmente sono coinvolti a vari livelli il cardiologo clinico, il cardiologo interventista, il cardiochirurgo, il cardioanestesista. Vengono analizzate le caratteristiche del paziente mediante gli esami eseguiti (esami del sangue, elettrocardiogramma, ecocardiogramma, TAC con mezzo di contrasto). Nei pazienti di età superiore ai 75 anni si esegue anche un colloquio con uno specialista geriatra che consente di valutare la fragilità del paziente. La stima della fragilità e delle comorbilità permette di calibrare il grado di invasività delle procedure disponibili con la situazione generale del paziente anziano ed è di grande aiuto per evitare di trattare in maniera troppo aggressiva i pazienti più fragili, che non trarrebbero vantaggio ma soltanto rischi dagli interventi più "aggressivi". Il percorso pre-operatorio può prevedere un ricovero in ospedale per eseguire accertamenti preliminari più complessi e delicati oppure è completamente da esterno. Può inoltre essere prevista una visita di pre-ospedalizzazione principalmente per avere un colloquio con il cardioanestesista.


 La TAVI è lo standard di cura in pazienti con stenosi valvolare aortica che hanno bisogno dell’intervento sopra gli 80 anni. In genere infatti i pazienti piu’anziani presentano un rischio chirurgico operatorio maggiore oltre ad avere più difficoltà nel processo di riabilitazione post-chirurgico. Ci sono tuttavia situazioni anatomiche in cui l’intervento di TAVI non è fattibile o è fattibile con minori certezze sul buon esito finale (ad esempio le valvole aortiche bicuspidi o i pazienti con arterie femorali molto piccole o molto malate) nelle quali anche sopra gli 80 anni la chirurgia diventa la terapia di elezione. Per i pazienti di età compresa tra 65 e 80 anni non c'è un chiaro vantaggio della procedura transcatetere o di quella chirurgica tradizionale. Si tratta di una scelta che va fatta sul singolo paziente in base alle caratteristiche cliniche, antomiche ed alle sue preferenze . A parità di possibilità tecniche di buona riuscita dell’intervento è importante che il paziente, anche attraverso il suo medico di fiducia, venga aiutato a scegliere la terapia più congeniale al suo caso attraverso una informazione tanto dettagliata quanto comprensibile. Una categoria particolare di pazienti candidati alla TAVI è quella di coloro che hanno una protesi valvolare aortica biologica che è andata incontro a degenerazione. In questi casi la TAVI è particolarmente preziosa perchè, quando fattibile, permette di evitare i rischi connessi con un re-intervento di cardiochirurgia tradizionale. Ci sono tuttavia situazioni anatomiche particolari in cui purtroppo la sostituzione della protesi degenerata mediante TAVI non è fattibile o si presenta tecnicamente molto complessa. In questi casi la soluzione migliore potrebbe essere l'intervento di cardiochirurgia tradizionale.


 L’intervento di TAVI consente di sostituire la valvola aortica degenerata senza dover "aprire" il torace. La valvola impiantata è una valvola biologica del tutto analoga a quelle utilizzate in cardiochirurgia tradizionale, e deriva da tessuti animali (pericardio bovino o suino). L’unica differenza è che le valvole utilizzate nell'intervento di TAVI sono state cucite dentro una rete di acciaio chiamata "stent" (Figura 2). Questa struttura di sostegno è quella che rende possibile l’impianto della valvola per via non chirurgica, infatti a differenza della cardiochirurgia tradizionale dove la valvola malata viene recisa ed al suo posto viene cucita la protesi biologica, nella TAVI si sfrutta la presenza della valvola malata che è indurita e calcifica e che diventa la superficie di appoggio dello stent di acciaio.

Figura 2

Figura 2: Principali protesi transcatetere utilizzate presso AOUC
 
Durante la TAVI un tecnico dedicato si occupa di preparare la valvola che viene compressa su un pallone di rilascio (protesi su pallone) o dentro una guaina di plastica (protesi autoespandibili) in modo da avere un calibro sufficientemente piccolo per entrare nell'arteria scelta per l'intervento (in genere sui 5mm). Il medico che esegue l'impianto guida la protesi dentro il sistema arterioso fino al cuore, aiutandosi con i raggi X e con opportune manovre fa entrare la protesi dentro la valvola malata. Una volta in posizione la valvola biologica viene aperta e rilasciata e sono proprio i lembi della valvola malata a fare da superifice di aggancio per lo stent, dentro al quale inizia a funzionare la nuova valvola. Dunque la valvola malata non viene in questo caso rimossa ma resta "compressa" dalla nuova valvola.
L’intervento viene eseguito in circa un'ora e viene svolto in una sala operatoria dedicata, dove è presente un sistema in grado di visualizzare il cuore da varie angolazioni mediante raggi X.
In genere le punture che il paziente riceve sono due, quella dell’inguine dove entra la nuova valvola, con un calibro un pò più grande, circa 5 mm, e la puntura del polso (arteria radiale) dove viene messo un catetere secondario, una sonda più piccola che ci consente di seguire tutte le fasi della manovra iniettando piccole quantità di mezzo di contrasto.
L’intervento è eseguito in anestesia locale. Il paziente quindi non necessita di intubazione né di anestesia generale, ma sarà aiutato da un medico anestesista a non avvertire alcun dolore pur restando sveglio, se necessario con una leggera sedazione. Viene inoltre posizionato solitamente da una vena dell'inguine un pacemaker temporaneo, ovvero un piccolo tubicino che connesso a un dispositivo esterno consente di controllare i battiti cardiaci durante la procedura.
Come ogni intervento al cuore, anche la TAVI può in una piccola percentuale di casi avere delle complicanze che verranno discusse in dettaglio con il medico che eseguirà l’intervento e che sono riassunte nel foglio di consenso alla procedura.


Subito dopo l’intervento di TAVI il paziente viene trasferito presso la nostra unità di terapia subintensiva cardiologica per la prosecuzione del monitoraggio e delle cure.
Già all'arrivo in reparto il paziente è sveglio, è in grado di comunicare, parlare coi parenti, esprimere eventuali disturbi o bisogni.  Nelle prime ore dopo l’intervento è necessario riposo a letto, ma dopo poco il paziente può già iniziare a mobilizzarsi, mettersi a sedere, alimentarsi da solo e recuperare gradualmente la sua autonomia. Il giorno seguente all’intervento se non ci sono particolari problemi il paziente è in grado di sedersi in poltrona. In prima o seconda giornata può riprendere anche a camminare per il reparto e ad andare in bagno.
Durante la degenza il ritmo cardiaco è costantemente monitorizzato e il paziente viene quotidianamente rivalutato da cardiologi clinici esperti. La degenza complessiva di solito è di 4-5 giorni dall'intervento, in alcuni casi sono possibili ricoveri più brevi, mentre in altri può essere necessario qualche giorno di degenza in più soprattutto per i pazienti più fragili o che necessitano ulteriori trattamenti, sempre più raramente, quali per esempio l’impianto di un pacemaker definitivo. Molto raramente si rende necessario un passaggio intermedio fra l’ospedale e la casa in un centro riabilitativo. La minore durata della degenza, la precoce mobilizzazione e l’assenza di dolore e ferite chirurgiche rendono infatti non necessaria la  riabilitazione che si segue dopo cardiochirurgia tradizionale. Questo precoce ritorno alla vita normale è senz'altro uno dei vantaggi maggiori della TAVI, soprattutto nei pazienti anziani che hanno maggiori difficoltà a riprendere una vita attiva dopo periodi anche brevi di allettamento.
Una volta a casa, nella vita quotidiana il paziente si renderà conto in maniera progressiva di stare meglio e di poter fare attività che prima non era più in grado di affrontare.


 Dopo una procedura di TAVI i pazienti tornano a casa con una visita di controllo già programmata a distanza di 30 giorni. In sede di visita ambulatoriale verrà rivalutata la funzionalità della protesi impiantata e verrà eseguita una visita cardiologia accurata.
Se non vi sono particolari problematica il paziente continuerà ad eseguire i controlli regolari una volta l’anno.


Unit impianto e riparazione valvolare transcatetere (TAVI Unit)

Responsabile Dr.ssa Patrizia Bordonaro
Equipe
Martina Betti
Lisa Simi
Raffaella Santi
Michele Trotta
 
Questa Unit afferisce al Dipartimento dei Servizi (ADO Laboratorio) ed è costituita da professionisti afferenti a SOD/DAI diversi, organizzati in equipe multidisciplinari e multiprofessionali, che condividono protocolli e linee guida all’avanguardia ed aggiornate.
La Unit organizza la risposta all’utente, migliorando i servizi in una prospettiva multidisciplinare e multiprofessionale, anche attraverso incontri periodici di discussione e condivisione di indicazioni finalizzate all'impiego delle risorse secondo criteri di efficacia, efficienza ed economicità.
 
Obiettivi
  • Organizza il percorso dell’utente migliorando i servizi in una prospettiva multidisciplinare (accettazione/prelievo/risposta/valutazione esami –prescrizione ulteriore esami x approfondimenti - prime indicazioni terapeutiche o di indirizzo)
  • Coordina l’organizzazione del percorso dell’utente nel Centro Prelievi
  • Promuove la creazione di percorsi specifici multidisciplinari (PMA-Oncologici, MTS, ecc. )
  • Partecipa al Progetto PASS (Regione Toscana/AOU Careggi), percorsi assistenziali in pazienti con bisogni speciali.
  • Segue i follow-up condivisi con gli specialisti ambulatoriali (AOUC)
  • Lavora in ottica di modernizzazione della medicina di laboratorio come integrazione alla pratica clinica
  • Si pone come innovativa forma di coordinamento fra il Laboratorio con i suoi professionisti e il clinico quale specialista di AOUC
  • Assicura il costante adeguamento dei protocolli e dei modelli organizzativi, mantenendo alto lo standard di adesione e soddisfazione dell’utente.
  • Segue la formazione di specializzandi dell’UNIFI
  • Promuove eventi formativi
  • Per il personale coinvolto nel percorso dell’utente/paziente
  • Verifica l’applicazione dei protocolli e linee guida
  • Mantiene costante il rapporto con i MMG sugli aggiornamenti esami di laboratorio
  • Segue tutto il percorso della fase pre-analitica ad iniziare dall’appropriatezza prescrittiva, fino alla compilazione di una “nuova richiesta” qualora le richieste dematerializzate non siano corrette, al fine di non creare disagio all’utente e non perdere la compensazione dovuta.
Attività scientifica:
  • Partecipazione a Congressi Nazionali/internazionali
  • Lezione e tutoraggio Scuola di specializzazione in Patologia Clinica
  • Lezione a Master (Master II° livello Andrologia, medicina della sessualità)
  • Lezione a Scuola di Specializzazione in Ostetricia e Ginecologia
  • Corsi formazione per la ADO diagnostica di laboratorio
  • Partecipazione a Protocolli di studio osservazionali e sorveglianza (SOD Microbiologia e Virologia)
Attualmente sono in corso studi osservazionali:
  1. Microbiota e risposta immune con il Dipartimento di Med. Sperimentale e Clinica
  2. Percorso diagnostico-assistenziale delle IST con l’ISS
  3. La sorveglianza delle infezioni da C. Trachomatis e N. gonorrhoeae con l’ISS
  4. Protocollo operativo assistenziale per la diagnosi, cura e prevenzione delle infezioni e dei tumori da HPV correlati, condiviso con Microbilogia e Virologia e Malattie Infettive.
 
Il servizio proposto soddisfa puntualmente tutti i criteri previsti dal regolamento aziendale per le istituzioni delle Units, in particolare:
  • Multidisciplinarità
  • Risorse già disponibili
  • Professionisti appartenenti a SOD/DAI diversi
  • Alta specializzazione non rinvenibile in singola SOD
  • Fattori produttivi assorbiti dalle SOD coinvolte
Funzioni
  • Operare attraverso un gruppo di professionisti con esperienza in medicina di laboratorio
  • Ottimizzare la programmazione delle prestazioni
  • Sviluppare protocolli diagnostico terapeutici (PDTA)
  • Garantire la presa in carico della persona fragile, anche attraverso adeguati percorsi di fast track
  • Garantire continuità dell’assistenza in situazioni di emergenza clinica, anche attraverso lo sviluppo di protocolli condivisi e la promozione di momenti formativi dei professionisti coinvolti
  • Monitorizzare gli standard operativi e di produttività realizzati e assicurare la gestione sistematica della variabilità della domanda attraverso la rimodulazione delle risorse umane e la pianificazione operativa integrata delle attività
  • Sviluppare programmi e progetti di innovazione e di miglioramento delle performance organizzativo-gestionali e di utilizzo delle tecnologie
  • Sovrintendere alla raccolta e alla gestione di dati per la rilevazione di indicatori di processo e di risultato.
  • Promuove la comunicazione con i servizi interni ed esterni all’AOUC
  • Seguire la Governance Clinica del Dipartimento, l’attestazione del processo ambulatoriale
  • Operare garantendo la Sicurezza delle Cure del paziente all’interno del percorso specifico.
Strutture e professionisti coinvolti
Strutture e professionisti a cui si rivolge
Responsabile Dr.ssa Angelamaria Becorpi
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Equipe
Angelamaria Becorpi
Giulia Borsotti
Fabio Firenzuolii
Vittorio Limatola
Vania Valoriani
 
Collaboratori scientifici progetti regionali:
Donatella Lari, psicologa volontaria Ostetricia e Ginecologia
Silvia Mangione, psicologa volontaria Ostetricia e Ginecologia
 
La Unit “Medicina Integrata e Tecnologia applicata per la salute della donna in menopausa iatrogena” afferisce al Dipartimento Materno Infantile ed è orientata all’evoluzione continua dei percorsi assistenziali basati sulla presa in carico multidisciplinare della paziente in menopausa iatrogena. La priorità è offrire il miglior percorso di cura e di accompagnamento nella complessa e delicata condizione bio-psico-fisica che comporta una menopausa insorta in maniera improvvisa.  La paziente, che afferisce all’ambulatorio per la menopausa oncologica, necessita di una specifica e appropriata gestione medico-psicologica, a partire dalla prevenzione fino al trattamento della sintomatologia. Molte terapie possono essere infatti controindicate (in relazione al tipo di neoplasia e di terapie oncologiche a cui è stata sottoposta) e la paziente spesso deve ancora maturare la consapevolezza che, con cure adeguate e personalizzate, può riformulare e riaffermare la propria identità di donna e non più̀ solo di paziente oncologica.
La Unit favorisce, in un’ottica di integrazione con il medico di Medicina Generale, con le strutture territoriali dell’Area Vasta Centro e in raccordo con ISPRO, un costante confronto tra operatori di discipline diverse. 
 
Attività
  • Effettuare, a partire da un approccio multidisciplinare, l’inquadramento anamnestico e la valutazione degli aspetti ginecologici e non ginecologici legati alla situazione di menopausa delle donne che hanno una pregressa storia di malattia oncologica e per le pazienti non oncologiche che sono portatrici della mutazione genetica BRCA 1/BRCA 2
  • strutturare una specifica valutazione del vissuto psicologico della donna (emotivo e relazionale) relativo alla patologia e alle sue conseguenze ed elaborare specifici percorsi di supporto psicologico integrati al percorso di cura
  • elaborare, sulla base delle evidenze scientifiche, specifici PDTA per la cura e la presa in carico delle pazienti, oltre che condividere e aggiornare le linee guida su tale settore
  • elaborare e implementare trattamenti personalizzati e nuove strategie di intervento basate sulla Medicina Integrata e Tecnologia Applicata
  • effettuare interventi di monitoraggio e aggiornamento dei percorsi di presa in carico
  • sviluppare specifici progetti nell’ambito della formazione e della ricerca scientifica
Obiettivi
  • Istituire un gruppo di lavoro multidisciplinare e multispecialistico orientato all’elaborazione e all’implementazione di un protocollo operativo diagnostico e terapeutico, finalizzato alla presa in carico della paziente in menopausa iatrogena
  • assicurare percorsi diagnostico-terapeutici mirati, con operatori “dedicati” e con l’ausilio di tecnologia specifica (a es.: laser vaginale per il trattamento di disturbi della sfera genitourinaria e sessuale)
  • fornire, a partire da un approccio interdisciplinare in coordinamento con strutture specifiche, un inquadramento e follow-up del rischio osteoporotico, cardiovascolare e metabolico
  • creare, attraverso la medicina integrata, accessi facilitati per servizi specifici quali agopuntura, fitoterapia, supporto psicologico e attività fisica
  • promuovere, attraverso incontri interdisciplinari dedicati alle tematiche inerenti la menopausa iatrogena, la sensibilizzazione delle pazienti e degli specialisti
  • estendere sull’Area Vasta le competenze per il settore fitoterapico, mediante consulenze di operatori di AOUC nell’ambito dell’attività del CERFIT
  • favorire l’integrazione con associazioni e società operanti in questo settore


Possono accedere le donne in menopausa iatrogena che, già in menopausa, sono state sottoposte a intervento o a trattamenti oncologici e le donne che si sono sottoposte ad annessiectomia profilattica a seguito del riscontro della mutazione genetica BRCA1/BRCA2 per carcinoma ovarico e/o mammario e altre neoplasie. La paziente deve presentare una richiesta scritta su ricettario SSN con la dicitura di “visita ginecologica per menopausa oncologica”.
 

Responsabile Dott.ssa Silvia Ramat
La Unit afferisce al Dipartimento Neuromuscoloscheletrico e Organi di Senso. Si occupa della presa in carico del paziente affetto da malattia di Parkinson e da parkinsonismo, con un percorso diagnostico e terapeutico personalizzato e appropriato nelle diverse fasi della malattia, rivolto sia alla disabilità motoria sia ai sintomi non motori.
Equipe
Dr. Luca Caremani
Dr.ssa Alessandra Govoni
Attività
  • ottimizzazione del percorso di cura del paziente affetto da malattia di Parkinson o da parkinsonismo, dalla diagnosi alle successive fasi terapeutiche e riabilitative secondo le indicazioni delle linee guida internazionali
  • strutturazione di percorsi dedicati attraverso competenze multidisciplinari altamente specialistiche, tecnologie avanzate e terapie innovative, anche tramite la partecipazione a studi clinici
  • sensibilizzazione e informazione sulla malattia in collaborazione con le associazioni dei pazienti
  • realizzazione di progetti nell'ambito della formazione e della ricerca scientifica
Strutture coinvolte
Responsabile Dr.ssa Katia Ferrari 
 
La UNIT afferisce al Dipartimento Cardiotoracovascolare si propone di sviluppare un modello organizzativo multidisciplinare per la gestione delle neoplasie del torace.
Il coordinamento di differeti figure professionali competenti nei singoli settori, garantisce al paziente di ricevere cure ed assistenza di qualità in appropriati percorsi diagnostico-terapeutici basati sulle evidenze scientifiche, senza la necessità di ricorrere a strutture differenti, con ottimizzazione dei tempi di attesa e riduzione dei costi. 
Funzioni/Obiettivi
La UNIT, secondo il principio del “curare con cura”, propone:
  • per tutti i casi clinici oncologi toracici afferenti alla AOUC garanzia di multidisciplinarietà
  • percorsi diagnostico-terapeutici sostenibili secondo la realtà locale
  • valutazione e sostenibilità degli esiti della cura
  • promozione e partecipazione ad iniziative di informazione e comunicazione rivolte ai pazienti
  • lo sviluppo di protocolli di ricerca
  • supporto  delle attività di formazione rivolte ai professionisti
Strutture coinvolte
Tiziano Martini, Elisabetta Rosi, Marina Amendola
Lorenzo Corbetta, Marco Trigiani
Maurizio Bartolucci, Alessandra Bindi, Chiara Moroni, Edoardo Cavigli
Francesco Mondaini, Citone Michele, Emanuele Casamassima, Giacomo Gabbani
Bongiolatti Stefano, Sara Borgianni, Luca Voltolini
Francesca Mazzoni, Marco Brugia, Giandomenico Roviello
Vieri Scotti, Benedetta Agresti
Fisioterapia
Cristina Tognozzi
Leonardo Fei
Renato Vellucci
Modalità di accesso
L’accesso alla fase diagnostica si differenzia per:
· Pazienti esterni
per la presa in carico si fa riferimento al percorso ambulatoriale complesso coordinato (PACC) presente in Azienda
· Pazienti ricoverati
mediante richiesta alla struttura pneumologica della azienda preposta alla stadiazione clinica secondo gli standard internazionali.
L’accesso alla fase terapeutica è garantito, secondo il percorso aziendale (PDTA), dalla discussione dei casi in riunione multidisciplinare oncologica.
Protocolli
Le decisioni della UNIT saranno basate sulle raccomandazioni cliniche sulle  linee guida nazionali e internazionali condivise fra i professionisti con impegno di revisione annuale e verbalizzazione delle eventuali modifiche.
Formazione e ricerca
La UNIT offre opportunità di formazione dedicata e organizza corsi di aggiornamento continuo. Inoltre, si rende promotrice e/o partecipe di eventuali studi profit o no-profit, previo parere del Comitato Etico della AOUC.
Responsabile Dr.ssa Anna Maria Grosso
Questa Unit afferisce al DAI Cardiotoracovascolare. L’istituzione della Unit presso l’AOUC, assorbe il modello organizzativo del (Percorso Ambulatoriale Complesso Coordinato) PACC Nodulo polmonare e lo estende anche alle malattie neoplastiche del torace, della pleura del mediastino. 
Grazie a un percorso condiviso con l’Area Vasta Centro, consente di sfruttare al meglio le risorse già disponibili in AOUC e di risolvere le criticità per la diagnosi e cura non solo del tumore del polmone, ma anche di altre malattie tumorali toraciche. 
 
Attività
  • istituire un gruppo di lavoro multi-specialistico dedicato alla diagnosi e stadiazione della sospetta patologia oncologica del polmone, della pleura e del mediastino
  • definire un percorso unico diagnostico, qualunque sia la scelta terapeutica per la presa in carico del paziente affetto da patologia neoplastica toracica
  • concentrare la casistica avvalendosi delle più aggiornate tecniche diagnostiche, endoscopiche e radiologiche
  • sviluppare specifici progetti nell’ambito della formazione e della ricerca scientifica
Obiettivi
  • garantire al MMG una risposta al quesito clinico in tempi brevi
  • garantire al medico della AOUC o di altra azienda sanitaria o ospedaliera l’accesso ad un percorso multispecialistico dedicato alla sospetta neoplasia toraco-polmonare
  • usufruire in pronto soccorso di un percorso organizzato e tempestivo in risposta a problemi apparentemente acuti per i quali non è appropriato ricorrere al ricovero o usufruire delle risorse dedicate all’emergenza-urgenza.
  • per l’azienda sanitaria ridurre la duplicazione di prestazioni perseguendo l’appropriatezza organizzativa
  • ridurre l’attività clinica ospedaliera inappropriata in regime di DH o ricovero ordinario
  • ridurre le fughe dei pazienti affetti da questa patologia verso l'esterno dell'Area Vasta Centro e della Regione Toscana
  • Fornire al GOM, casi di neoplasia toraco-polmonare diagnosticati e stadiati per la scelta terapeutica personalizzata
Strutture coinvolte 
Eventuali altre specialistiche possano essere successivamente coinvolte nel percorso.
 
Modalità d’accesso
Con richiesta da parte dei Medici di Medicina Generale (MMG), medici specialisti della AOUC e delle altre aziende ospedaliere o sanitarie della regione Toscana su ricettario SSN per visita pneumologia
 per le seguenti patologie:
  • Nodulo polmonare
  • Versamento pleurico
  • Massa mediastinica
  • Linfoadenopatie mediastiniche
Sedi di Attività
Modalità di prenotazione
  • Ambulatori e Day Service area Pneumologica Padiglione 16 - S.Luca Nuovo Tel. 055 7946351 dalle ore 11:00 alle 13:00 dal lunedì al venerdì
  • CORD Padiglione 18 - Tel. 055 7948292 dalle ore 8:00 alle ore 19:00 dal lunedì al venerdì
  • A.I.U.T.O. Point Oncologico - Padiglione 1 NIC - Tel. 055 7948152 dalle ore 7:30 alle ore 18:30 dal lunedì al venerdì e sabato mattina dalle 7:30 alle 13:30
Responsabile Dr. Manlio Acquafresca 

 

Questa Unit afferisce al Dipartimento dei Servizi e si occupa dei percorsi di diagnostica per immagini (TC e RM) delle patologie cardiovascolari in un'ottica multidisciplinare e di rete che comprende le strutture di secondo livello AOUC, lo specialista territoriale, il MMG del paziente e se previsto, l'ambito territoriale dell'Area Vasta. 

Funzioni

  • organizzare l'assistenza al paziente migliorando i servizi in una prospettiva multidisciplinare, attraverso un gruppo di professionisti costituito dai referenti per le discipline specialistiche coinvolte favorendo il lavoro di squadra e l'integrazione tra le professionalità
  • assicurare il costante adeguamento dei protocolli e dei modelli organizzativi, trasferendo nella pratica clinica le più aggiornate esperienze e competenze
  • promuove e verifica l'applicazione dei protocolli e linee guida
  • emana indicazioni finalizzate all'impiego delle risorse secondo criteri di efficacia, efficienza ed economicità

Strutture coinvolte 

Formazione

  • promuove e partecipa a iniziative di formazione per gli specialisti in radiodiagnostica, e altri professionisti coinvolti nel percorso
  • collabora a iniziative di formazione organizzate da altri dipartimenti

Didattica

  • collabora a iniziative didattiche della Scuola di specializzazione in Radiodiagnostica
Ricerca
  • promuove l'attività di ricerca favorendo l'inserimento di pazienti all'interno di trial clinici
Responsabile Dr.ssa Paola D'Onofrio
Questa Unit afferisce alla Direzione Sanitaria e fa parte delle strutture individuate dalla Regione come Rete Regionale del Codice Rosa.
La Regione Toscana ha istituito, con DGRT 1260/16, la Rete Regionale Codice Rosa per gli interventi a favore di persone adulte e minori, vittime di violenze e/o abusi. Questa Rete ha lo scopo di definire un nuovo modo di operare, che offra un aiuto pronto e tempestivo, articolato e complesso, attraverso sicure e precise sinergie tra strutture ospedaliere, servizi territoriali sanitari e comunali, Enti e Istituzioni, al fine di assicurare alle vittime di maltrattamenti o abusi, fin dalla fase dell'emergenza, supporto sanitario, giuridico-forense, sociale e psicologico.

Strutture aziendali coinvolte

  • Nucleo Operativo
    • personale medico e delle professioni sanitarie del Trauma center-PS DEAS
    • Accettazione Ostetrico-Ginecologica
  • Comitato Tecnico aziendale
  • sod Diagnostica genetica
  • sod tossicologia Forense
Come si attiva la Rete Aziendale Codice Rosa
La Rete Codice Rosa è attivata, prevalentemente, in Pronto Soccorso o all'accettazione Materno-infantile.
L'assegnazione del Codice Rosa, attiva la rete intra ed extra-ospedaliera in modo da dare cura e sostegno alla vittima, avviare l'eventuali procedure di indagine e l'attivazione delle strutture territoriali.

Responsabile Dr. Stefano Del Pace

Questa Unit afferisce DAI Cardiotoracovascolare, è costituita da professionisti afferenti a SOD/DAI diversi, organizzati in equipe multidisciplinari, che condividono protocolli diagnostico-terapeutici e linee guida all’avanguardia ed aggiornate, basate sul bisogno assistenziale del paziente.
La Unit  organizza l'assistenza al paziente migliorando i servizi in una prospettiva multidisciplinare, attraverso un gruppo di professionisti costituito dai referenti per le discipline specialistiche coinvolte anche attraverso incontri periodici di discussione dei diversi casi clinici.  indicazioni finalizzate all'impiego delle risorse secondo criteri di efficacia, efficienza ed economicità.
 
Funzioni
  • continuità dell’assistenza ai pazienti durante tutto il percorso clinico
  • inquadramento clinico-strumentale pre-operatorio della casistica sia in elezione sia in urgenza
  • sovrintende alla raccolta e la gestione di dati per la rilevazione di indicatori di processo e di risultato
  • percorso post-operatorio
Strutture coinvolte 
  • Cardiologia
  • Geriatria
  • Cardiochirurgia
  • Cardioanestesia
  • collaborazione esterna di altre professionalità: Angiologi, Chirurghi vascolari
Modalità d’accesso
Con richiesta del medico curante o dello specialista su ricettario SSN per visita cardiochirurgica  per le seguenti  patologie:
  • Cardiopatie strutturali di interesse chirurgico
  • Cardiopatia ischemica di interesse chirurgico
  • Scompenso cardiaco di interesse chirurgico
Sedi di Attività
Il percorso cardiochirurgico ha vari punti di accesso, diversificati principalmente in base alle condizioni cliniche del paziente, ma comunque coordinati dalla Unit:
Didattica
La Unit garantisce la partecipazione ad attività didattica nel corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, in Scuole di Specializzazione e in corsi di formazione (inclusi Master) per Cardiologi, Cardiochirurghi e Internisti.

Responsabile prof. Andrea Giorgetti

Strutture e professionisti coinvolti
medici della Ortopedia
medici della Riabilitazione
 
Questa Unit afferisce al DAI Neuromuscoloscheletrico e Organi di Senso, gestisce il percorso diagnostico-terapeutico delle persone con frattura del femore prossimale, con un approccio multidisciplinare e multiprofessionale. 
 
Obiettivi di percorso
  • riduzione delle complicanze post-frattura
  • riduzione delle giornate di degenza ospedaliera
  • riduzione della mortalità intraospedaliera

Standard di percorso

  • intervento chirurgico entro 2 giorni di calendario successivi all'ingresso in Pronto Soccorso
  • attuazione di tutte le misure necessarie a prevenire il delirium nel periodo pre e post-operatorio
  • precoce mobilizzazione, verticalizzazione e avvio alla deambulazione del paziente
  • precoce dimissione e avvio alla riabilitazione
  • prevenire la rifrattura attraverso l'adesione al progetto TARGET (Trattamento Appropriato delle Rifratture GEriatriche in Toscana) della Regione Toscana

Percorso

Il paziente con frattura del femore prossimale viene preso in carico:

  • presa in carico della persona presso il Trauma Center Careggi - Pronto Soccorso per la diagnosi da un medico ortopedico e per la valutazione del rischio anestesiologico da un anestesista
  • valutazione chirurgica
  • valutazione medica
  • valutazione infermieristica
  • intervento chirurgico
  • monitorizzazione post-operatoria
  • inizio programma riabilitativo
  • dimissione con possibilità di continuità assistenziale extraospedaliera
Responsabile Prof. Alessandro Peri
Equipe
Benedetta Fibbi
Gabriele Parenti

Medici referenti

  • Neurochirurgia
  • Neuroradiologia
  • Interventistica neurovascolare
  • Laboratorio generale
  • Radioterapia
  • Neuroanestesia
  • Istologia patologica e diagnostica molecolare
  • Oculistica
  • Otorinolaringoiatria
  • Neurologia
  • Pneumologia e fisiologia toraco-polmomare
  • Trauma center pd deas

Strutture coinvolte nel percorso
Collaborano con la UNIT medici referenti delle seguenti strutture di AOUC:

  • Chirurgia
  • Medicina e chirurgia d'urgenza e accettazione
  • Geriatria
  • Oncologia
  • Pneumologia
  • Nefrologia
  • Neurochirurgia
  • Neurologia
  • Psichiatria
  • Malattie Infettive
  • Medicina Interna
  • Terapie Intensive
  • Cardiologia
  • Neuroradiologia
  • Laboratorio Generale
  • Laboratorio Endocrinologia

Questa Unit afferisce al Dipartimento Medico-Geriatrico e gestisce il percorso diagnostico-terapeutico dei pazienti con malattie ipotalamo-ipofisarie ed alterazioni della natremia, in ottica multidisciplinare e multiprofessionale, condivisa in riunioni di revisione della casistica e discussione sui casi difficili e criticità emerse. La Unit si propone anche di organizzare attività di formazione e di ricerca. 
 
Tumori della regione ipotalamo-ipofisaria
Sono generalmente benigni, anche se a volte caratterizzati da spiccata invasività o aggressività. Una caratteristica particolare di questi tumori è data dal fatto che si localizzano in una ghiandola che secerne ormoni di grande rilievo per l’omeostasi dell’organismo (ormone della crescita, gonadotropine, ormone adrenocorticotropo, ormone tireotropo, prolattina). Gli adenomi ipofisari rappresentano la terza più comune neoplasia intracranica e la lesione più comune della regione sellare, con una prevalenza del 10-15%. Possono inoltre essere riscontrati come reperto incidentale (raggiungendo una percentuale fino al 20%) in soggetti senza nota alterazione della funzionalità ipofisaria, che si sottopongono ad indagini neuroradiologiche nell’ambito di accertamenti per patologie extra-ipofisarie (incidentalomi). Non ci sono significative differenze di genere nell’incidenza, mentre risultano essere più frequenti tra i 30 ed i 60 anni. Possono essere secernenti (ed il più frequente adenoma ipofisario secernente è il prolattinoma) o non secernenti. La lesione di una lesione espansiva all’interno della sella turcica può determinare deficit di altri ormoni ipofisari. Per questo motivo gli adenomi ipofisari possono dare origine a patologie complesse (come l’acromegalia o il morbo di Cushing), che richiedono un percorso diagnostico-terapeutico adeguato ed un follow-up multidisciplinare (basti pensare alle complicanze respiratorie, cardiologiche, articolari, ossee, neoplastiche del paziente acromegalico).
 
Alterazioni delle concentrazioni sieriche del sodio
Sono di frequente riscontro in ambito ospedaliero. Iponatremia (Na+<135 mEq/L) può associarsi a numerose situazioni cliniche (come ad es. scompenso cardiaco, insufficienza renale, cirrosi epatica, ustioni, vomito, diarrea) o essere associata all’uso di farmaci, in particolare diuretici tiazidici. Una delle più frequenti cause di iponatremia (fino al 40% dei casi) è la Sindrome da Inappropriata Antidiuresi (SIAD), causata da inappropriata secrezione dell’ormone ipotalamico vasopressina. Ipernatremia (Na+>145 mEq/L) si può avere per perdita di acqua (es. ipodipsia, diabete insipido, lassativi osmotici, sudorazione eccessiva) o per accumulo di sodio (es. infusione di soluzione ipertonica di bicarbonato di sodio, infusione e.v. di soluzione salina ipertonica, dialisi ipertonica). Di fatto le disnatremie rappresentano un argomento trasversale a tutta la medicina. L’iponatremia in particolare si riscontra più frequentemente con l’avanzare dell’età e raggiunge una prevalenza fino al 20% dei malati degenti in ospedale
 
Funzioni
  • gestione del percorso clinico
  • sviluppo di protocolli diagnostico-terapeutici (PDTA)
  • promozione di eventi formativi aziendali e sul territorio
  • sviluppo di progetti specifici nell'ambito della didattica per studenti del corso di laurea in Medicina, per medici in formazione specialistica e specialisti
  • promozione della ricerca scientifica di base e clinica
Percorso di diagnosi e cura
  • consulenza in DEAS (creazione di FAST TRACK), in reparti di degenza, visita ambulatoriale per pazienti esterni
  • valutazione esami, prescrizione ulteriori indagini di laboratorio e strumentali, prime indicazioni terapeutiche
  • terapia (medica, chirurgica, radioterapica)
  • follow-up in ambulatori
Ricerca
Questi gli attuali ambiti di ricerca di base:
  • valutazione di ridotte concentrazioni extra-cellulari di sodio sulla proliferazione ed invasività di linee cellulari tumorali
  • effetto di chemioterapici in presenza di ridotte concentrazioni extra-cellulari di sodio in linee cellulari tumorali
  • effetti biologici di un antagonista del recettore V2 della vasopressina in linee cellulari tumorali
Studi clinici in corso
  • studio osservazionale “Caratterizzazione delle capacità neuropsicologiche e motorie in soggetti con iponatremia”, (Prot 2014/0018464, Rif. OSS.14.033, Comitato Etico Area vasta Centro, AOU Careggi
  • monitoraggio dei potenziali visivi nella chirurgia transfenoidale
  • uso della fluoresceina nella resezione degli adenomi ipofisari
Collaborazioni nazionali e internazionali

Pubblicazioni

  • Patti G, Scianguetta S, Roberti D, Di Mascio A, Balsamo A, Brugnara M, Cappa M, Casale M, Cavarzere P, Cipriani S, Corbetta S, Gaudino R, Iughetti L, Martini L, Napoli F, Peri A, Salerno M, Salerno R, Passeri E, Maghnie M, Perrotta S, Di Iorgi N. Familial eurohypophyseal diabetes insipidus in 13 kindreds and 2 novel mutations in the vasopressin gene. Eur J Endocrinol. 2019 [Epub ahead of print]
  • Peri A. Management of hyponatremia: causes, clinical aspects, differential diagnosis and treatment. Expert Rev Endocrinol Metab 14:13-21, 2019
  • Corona G, Norello D, Parenti G, Sforza A, Maggi M, Peri A. Hyponatremia, falls and bone fractures: A systematic review and meta-analysis. Clin Endocrinol (Oxf). 2018 Jun 19. doi: 10.1111/cen.13790. [Epub ahead of print]
  • Berardi R, Antonuzzo A, Blasi L, Buosi R, Lorusso V, Migliorino MR, Montesarchio V, Zilembo N, Sabbatini R, Peri A. Practical issues for the management of hyponatremia in oncology. Endocrine. 61:158-164, 2018
  • Sbardella E, Isidori AM, Arnaldi G, Arosio M, Barone C, Benso A, Berardi R, Capasso G, Caprio M, Ceccato F, Corona G, Della Casa S, De Nicola L, Faustini-Fustini M, Fiaccadori E, Gesualdo L, Gori S, Lania A, Mantovani G, Menè P, Parenti G, Pinto C, Pivonello R, Razzore P, Regolisti G, Scaroni C, Trepiccione F, Lenzi A, Peri A; the: Fluid and Electrolyte Disorders Club of the Italian Society of Endocrinology; Italian Society of Nephrology; and Italian Association of Medical Oncology. Approach to hyponatremia according to the clinical setting: Consensus statement from the Italian Society of Endocrinology (SIE), Italian Society of Nephrology (SIN), and Italian Association of Medical Oncology (AIOM). J Endocrinol Invest. 41:3-19, 2018
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