Università degli Studi di Firenze SST Regione Toscana

Comunicati stampa

Il Dipartimento Materno Infantile dall’Azienda ospedaliero – universitaria Careggi di Firenze partecipa all’iniziativa (H)-Open Day di Ginecologia in programma il 29 giugno 2021 organizzata, dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, negli ospedali premiati con il riconoscimento Bollini Rosa per l’impegno nella cura delle patologie femminili. Sono aperte le prenotazioni per screening e visite gratuite. Info su www.bollinirosa.it

Padiglione Maternità dalle 8 alle 14, Servizio di Colposcopia e Laserchirurgia HPV TEST, test di screening per la prevenzione del carcinoma della cervice uterina con consegna del referto per via telematica entro 30 giorni dall'esame, con allegato consiglio medico ed eventuale presa in carico dei casi positivi. È necessaria la prenotazione allo 0557947605 dalle 10 alle 13 o per mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Unità spinale CTO in Largo Palagi, stanza 47, dalle 9 alle 13, Ostetricia e Ginecologia dedicata alla disabilità: consulenze e colloqui in presenza nell’ambito del Percorso PASS. È necessaria la prenotazione al numero 0557947605 dalle 10 alle 13.

Rosa Point Padiglione Maternità, dalle 15 alle 18 piano -1, stanza 109, visite ginecologiche, ecografia pelvica, Hpv test per pazienti con disabilità motoria nell’ambito del Percorso PASS. Si accede all'Ambulatorio passando dall'Accettazione ostetricia e ginecologia raggiungibile in auto all’ingresso all’area ospedaliera su via Caccini e quindi dalla strada interna via Lungo il Rio Freddo. È necessaria la prenotazione al numero 0557947605 dalle 10 alle 13.

Maternità, Procreazione Medicalmente Assistita incontro virtuale aperto al pubblico, senza prenotazione: "Preservazione della fertilità: una luce di speranza nelle pazienti oncologiche” il 29 giugno alle 12:30 al link https://meet.google.com/fqh-sgny-kmj

Le alterazioni del sodio possono fornire utili indicazioni durante il ricovero rispetto alle possibilità di superare l’infezione da Covid-19, è il risultato di uno studio basato sull’osservazione di 380 pazienti assistiti, nell’Azienda ospedaliero – universitaria fiorentina Careggi, nella prima fase della pandemia. Lo afferma il professor Alessandro Peri, autore dello studio pubblicato sull’European Journal of Endocrinology, e responsabile della Unit dedicata alle patologie ipotalamo-ipofisarie e alterazioni del sodio, all’interno della SOD complessa di Endocrinologia di Careggi diretta dal professor Mario Maggi.

Le concentrazioni sieriche del sodio - spiega Peri - fisiologicamente sono racchiuse in un intervallo compreso tra 135 e 145 milliequivalenti per litro. Vari studi, fra cui quello sul rapporto sodio e Covid-19 realizzato a Careggi, hanno evidenziato in diverse patologie un aumentato del rischio di mortalità quanto più ci si discosta da questi valori di riferimento. In particolare – prosegue Peri – nello studio pubblicato ridotte concentrazioni di sodio nel sangue (iponatremia) sono emerse nel 22.9% dei pazienti al momento del ricovero. Questa condizione si è evidenziata come indice di complessità di malattia nell’infezione da Covid-19. In particolare, le concentrazioni di sodio nel sangue correlano in modo diretto con i parametri di funzione respiratoria e in modo inverso con i livelli della citochina pro-infiammatoria IL-6 coinvolta nel danno al tessuto polmonare.

L’iponatremia - aggiunge Peri - è risultata un fattore di rischio indipendente per il ricorso a sistemi di respirazione assistita e quindi al trasferimento dei pazienti in terapia intensiva. Ancor più rilevante è stata l'associazione tra iponatremia e maggior rischio di morte, fino a 2.7 volte in più rispetto ai pazienti con valori normali del sodio. Questi dati - conclude Peri - indicano come un parametro rapidamente ottenibile, come il livello di sodio nel sangue, può essere un indicatore precoce di gravità nei pazienti affetti da Covid-19 e quindi essere di utilità clinica per identificare i soggetti a maggior rischio di progressione della malattia.

Il Centro Trapianti di Midollo afferente alle Terapie cellulari e Medicina trasfusionale dell’Azienda Careggi ha ottenuto la qualifica per la somministrazione di due nuovi farmaci CAR-T, terapie straordinariamente innovative in campo onco-ematologico. Lo dichiara il dottor Riccardo Saccardi Direttore del Centro che ricorda: nell’Azienda ospedaliero – universitaria fiorentina sono stati trattati ad oggi otto pazienti, con risultati in linea con quelli descritti nella letteratura scientifica, consentendo di curare alcuni tipi di linfomi e leucemie che non hanno ottenuto una guarigione con le terapie convenzionali.

Le CAR-T - spiega Saccardi - sono cellule del sistema immunitario di pazienti affetti da tumori del sangue, prelevate con una macchina per la circolazione extracorporea, modificate nel loro DNA per imparare a riconoscere il tumore e quindi infuse nei pazienti stessi, con una procedura simile a quella utilizzata nel trapianto di midollo. L’Agenzia italiana del farmaco AIFA ha autorizzato l’impiego di queste cellule solo nei Centri accreditati dall’Agenzia europea JACIE ad effettuare il trapianto.

I Centri - prosegue Saccardi - devono essere inoltre autorizzati dalle Regioni e qualificati dai produttori farmaceutici per le linee di trattamento delle cellule e la verifica delle procedure, dal prelievo del campione, all’assistenza del paziente dopo la terapia. L’uso di questi farmaci e quindi la gestione della complessità clinica - precisa Saccardi - sono di competenza esclusiva di equipe multidisciplinari adeguatamente formate.

La Regione Toscana - aggiunge Saccardi - è stata la prima in Italia ad adottare una delibera che individua i centri e ne gestisce gli aspetti amministrativi, con investimenti proporzionati ai risultati e all’efficacia terapeutica. Entro la fine di quest'anno - conclude Saccardi - si prevede l’introduzione a Careggi di altre CAR-T che consentiranno il trattamento di altre patologie del sangue incluso, a partire del prossimo anno, anche il mieloma multiplo.

È stato dimesso l’ultimo paziente del Covid Center di Careggi, il padiglione bolla preparato nell’aprile del 2020 in previsione della seconda ondata pandemica e attivato dal Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani alla fine dello scorso ottobre. Da quel momento ad oggi – ricorda il Direttore Generale Rocco Damone – la struttura ha assistito 974 pazienti su un totale di 2913 pazienti Covid-19 ricoverati a Careggi dall’inizio della pandemia, nel marzo del 2020.
 
"Mentre la campagna di vaccinazioni, con il salto di qualità di queste settimane, ci sta aiutando a dare la spallata finale al virus - commenta il presidente della Regione Eugenio Giani - la chiusura del Covid center di Careggi è  una splendida notizia e, insieme, la conferma che abbiamo scelto una strategia che si è rivelata vincente. Quando, nell'ottobre dello scorso anno, abbiamo inaugurato questa struttura, nel momento in cui la curva della pandemia si stava nuovamente impennando, abbiamo scommesso sul lavoro di squadra fra Azienda, Estar, operatori sanitari e sulla capacità di coordinamento e organizzazione che hanno consentito di gestire al meglio una malattia così grave e complessa, senza peraltro venir meno alle necessità dei pazienti colpiti da altre patologie che, in un'Azienda grande e polispecialistica, con tante attività d'eccellenza come Careggi, hanno comunque avuto sempre una pronta risposta. Oggi, nonostante la fatica, le sofferenze fisiche e psicologiche, il dolore per le vittime a cui va il mio ricordo, credo che tutti gli operatori di questo ospedale possano dire di essere usciti arricchiti dal punto di vista professionale ed umano, da questa terribile esperienza. Pronti a riprendere l'attività ordinaria con la competenza, l'attenzione e la qualità di sempre".  

Nella seconda e terza ondata – prosegue Damone – dallo scorso settembre ad oggi, sono stati complessivamente ricoverati 2305 pazienti a Careggi e  oltre il 40% di questi  è stato assistito nel Covid Center. La struttura dotata di livello assistenziale ordinario ed intensivo ha accolto 167 ricoverati all’interno del Padiglione nei 16 letti di terapia intensiva e oltre 800 pazienti nei 57 posti letto ordinari, per un totale di circa 10mila giornate di ricovero complessive. Gli esiti del Covid Center di Careggi segnano una percentuale di guarigione di circa l’85% – precisa Damone – in linea rispetto alla gravità della Pandemia con una mortalità del 16%. Grazie alla lungimiranza del Presidente Giani che ha creduto fin dai primi momenti in questa strategia organizzativa il Covid Center – conclude Damone – ha consentito di preservare oltre alle attività oncologiche e alle urgenze anche molte altre prestazioni ad alta complessità e di garantire il necessario supporto all’Area Vasta, nei momenti di maggiore diffusione del virus.
 
Carolo Nozzoli Direttore del Dipartimento DEAS sottolinea "la dedizione del personale, medici, infermieri e operatori sociosanitari che hanno lavorato in grande armonia riuscendo a coordinare competenze provenienti da diversi percorsi e strutture dell’Ospedale, confermando che in questo spirito di collaborazione è la chiave del successo contro le grandi malattie”. 
 
“Abbiamo costruito una grande squadra - ricorda il dottor Giovanni Cianchi che è stato responsabile clinico della Terapia intensiva del Covid Center diretta dal dottor Adriano Peris - 12 anestesisti supportati dagli specializzandi che è riuscita a fronteggiare una malattia molto grave, diventata sempre più pericolosa con il passare del tempo e aggressiva verso pazienti sempre più giovani, siamo professionalmente rafforzati da questa esperienza, ma resta il dolore per le persone che non abbiamo potuto salvare”.
 
Il dottor Alessandro Morettini, in qualità di responsabile organizzativo del Covid Center, ha apprezzato “la capacità di reazione dell’Azienda di fronte all’emergenza Covid, con una risposta organizzativa efficace, grazie ai vari professionisti che si sono impegnati in un lavoro faticoso e non privo di rischi. Pensiamo di aver imparato molte cose, a utilizzare tecniche e farmaci nuovi e abbiamo migliorato la capacità di lavorare insieme.
 
Lara Giuntini coordinatrice infermieristica della Terapia intensiva del Covid Center aggiunge “come infermieri ci siamo confrontati con colleghi provenienti da esperienze professionali diverse e questo ci ha arricchito dal punto di vista professionale e umano. Di fronte ad una malattia molto grave che ha fatto tante vittime i successi che siamo riusciti a ottenere ci hanno ripagato della fatica fisica ed emotiva in questi lunghi mesi di lotta al Covid in terapia intensiva”.
 
Anna Maria Cristino responsabile delle degenze mediche del Covid Center, nell’ambito del coordinamento della Caposala Giuseppina Gallo, ringrazia i colleghi per l’impegno a fianco dei pazienti e ricorda questo periodo di grande lavoro pensando ai malati, in particolare a quelli che non è stato possibile salvare, per il sacrificio di tanti operatori e per onorare la memoria di queste persone è importante tornare alla normalità seguendo le necessarie regole di prudenza per la prevenzione del contagio”.  

È stato condotto nell’Azienda ospedaliero – universitaria Careggi di Firenze il primo studio italiano pubblicato sulla rivista scientifica internazionale “Blood Transfus” su una paziente, ora in buone condizioni, colpita dalla rarissima reazione allergica con effetti sulla coagulazione del sangue da vaccino anti Covid-19 a vettore virale.

La ricerca è stata eseguita dalle Malattie Aterotrombotiche dirette dalla professoressa Rossella Marcucci che spiega come: “la definizione di protocolli diagnostici e terapeutici adeguati, applicati tempestivamente, sia in grado di ridurre nettamente i danni e la mortalità nei rarissimi casi di reazione allergica sulla coagulazione, segnalati nei mesi scorsi in Europa”.

Grazie alla messa a punto di questi protocolli – prosegue Marcucci – è stato possibile individuare e intervenire efficacemente su una paziente, seguita a distanza da Careggi, prima che la reazione allergica al vaccino causasse danni irreparabili.

Come dimostra il nostro studio – aggiunge Marcucci – è di fondamentale importanza la disseminazione dei protocolli nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale e l’identificazione dei centri di riferimento per assicurare a tutti i pazienti buone probabilità di superare indenni gli effetti di questa rara reazione allergica.  Un motivo in più – conclude Marcucci – per affrontare serenamente la vaccinazione contro il Covid-19.

La riabilitazione dei pazienti sopravvissuti al Covid-19, dopo la terapia intensiva, è necessaria per superare le complicanze neurologiche della malattia, lo conferma uno studio realizzato nella Rianimazione Covid dell’Azienda Careggi di Firenze pubblicato sulla rivista scientifica "Acta Neurologica Scandinavica".

Nel corso della prima fase pandemica abbiamo valutato la condizione di circa 150 pazienti – spiega il dottor Antonello Grippo responsabile della Neurofisiopatologia di Careggi –. Erano ventilati in rianimazione a causa sia del Covid che di altre patologie e abbiamo riscontrato in egual misura, in circa il 70 per cento dei casi, la presenza di neuromiopatia, una condizione di estrema debolezza muscolare diffusa, rilevata con l’esame della trasmissione degli impulsi elettrici che il cervello invia ai muscoli per consentire i movimenti. Questi pazienti a rischio di Sindrome post-covid mostrano alla dimissione una maggior difficoltà nel riprendere a respirare normalmente, senza l’aiuto del ventilatore.

Abbiamo visto come la neuromiopatia del paziente critico – aggiunge il dottor Adriano Peris direttore della Terapia intensiva Covid dell’Azienda Careggi – sia una complicanza frequente nelle persone gravemente colpite dal Coronavirus e questo induce a porre sempre più attenzione agli interventi riabilitativi sia respiratori che muscolari, che si sono dimostrati utili nel consentire un efficace recupero, evitando la persistenza di condizioni di disabilità motoria, fra le conseguenze più invalidanti della Sindrome post-covid.

L’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze è l’unica in Toscana e fra le prime in Italia a fornire una terapia genica per salvare la vista in una rara forma di retinite pigmentosa, fino a ora causa di cecità progressiva. Il farmaco innovativo è stato somministrato nella retina del primo paziente, un giovane con mutazione del gene Rpe 65, con un intervento di microchirurgia eseguito, nei giorni scorsi, dal professor Fabrizio Giansanti, direttore dell'Oculistica di Careggi. Circa 600mila euro è il costo complessivo delle due dosi necessarie al trattamento di entrambi gli occhi.

“Nonostante la pandemia tuttora in atto, la sanità toscana ha continuato a rispondere alla domanda di salute dei cittadini anche nelle patologie più rare e complesse, confermando l’eccellenza delle nostre Aziende e dei nostri professionisti in termini di qualità dell’assistenza e capacità di innovazione - commenta il presidente della Regione, Eugenio Giani -. L’investimento economico regionale per fornire farmaci innovativi -prosegue - non è solo espressione del sentimento di solidarietà sociale alla base del nostro sistema sanitario universale, ma un impegno fondamentale nel promuovere la ricerca e l’innovazione negli ambiti più promettenti della medicina, per garantire ai cittadini toscani un futuro assistenziale ai massimi livelli delle più evolute regioni d’Europa”.

"Questo importante intervento testimonia la qualità e la competenza dei nostri servizi e della rete regionale delle malattie rare, una rete che ha dimostrato la capacità di evolversi progressivamente negli anni grazie all’impegno di questa amministrazione per lo sviluppo dell’assistenza e della ricerca, dedicate alle malattie rare e soprattutto alla straordinaria sinergia venutasi a creare tra i professionisti, le aziende e le associazioni dei pazienti”, sottolinea l’assessore regionale alla sanità, Simone Bezzini, nel ricordare che “la Toscana è la Regione con il maggior numero di strutture presenti nelle reti Ern, reti europee dei centri di eccellenza per le malattie rare, di cui fa parte anche la struttura di Oculistica di Careggi (Ern-Eye), centro di coordinamento regionale per le malattie oculistiche nella rete regionale delle malattie rare”.

La Rete si è, fra l’altro, recentemente rinnovata con una nuova governance delle malattie rare incentrata su un Comitato tecnico organizzativo e un Advisory board, come previsto da una serie di atti regionali dedicati.

“E', inoltre, di prossima attivazione il Master di II livello sulle Malattie rare - aggiunge Bezzini - proposto dal Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica dell'Università di Firenze, che permetterà, attraverso l'eccellenza delle docenze di questa Rete, di formare sempre più professionalità con le competenze necessarie per affrontare la gestione complessiva del malato raro tramite un approccio integrato e multidisciplinare”.

“Questo investimento in ricerca e assistenza a totale carico del servizio sanitario  toscano per la terapia genica farmacologica e microchirurgica di una malattia rara - dichiara Rocco Damone, direttore generale di Careggi - apre la strada a nuove possibilità di cura anche per altre patologie più diffuse, in diversi ambiti della medicina, confermando l’impegno di Careggi nelle attività ad alta complessità a livello nazionale”.

“Un risultato - afferma Maria Teresa Mechi, direttore sanitario di Careggi -  reso possibile grazie all’esperienza del nostro Centro di riferimento regionale per le Degenerazioni retiniche ereditarie, coordinato dal dottor Andrea Sodi, in collaborazione con il Laboratorio di Diagnosi Genetica, diretto dalla dottoressa Elisabetta Pelo.  Il Centro - prosegue Mechi - effettua annualmente circa mille visite oculistiche con diagnosi clinica, test genetici e follow-up dei trattamenti in pazienti provenienti da tutto il territorio nazionale”.

“La terapia - spiega Giansanti - consiste nell’iniettare il farmaco Voritogene Neparvovec sotto la retina, nella parte più profonda dell’occhio, con una sofisticata tecnica microchirurgica per portare, attraverso un innocuo vettore virale, il gene mancante nelle cellule retiniche. La terapia consente di ripristinare quelle funzioni biologiche delle cellule, che il patrimonio genetico del paziente non è più capace di svolgere a causa della malattia”.

“Un farmaco complesso anche nella gestione - racconta il dottor Michele Cecchi, direttore della Farmacia di Careggi - la somministrazione della dose di Voretigene Neparvovec, conservato in fiale a meno 65 gradi, deve essere eseguita entro 4 ore dallo scongelamento. La farmacia e il reparto, coordinati dalla direzione sanitaria, hanno condiviso una procedura che rende possibile il rispetto del tempo di scongelamento, che è di circa 45 minuti, lontano da fonti di calore e di luce. Subito dopo è eseguita una procedura con tecnica asettica, per la diluizione e la preparazione di una siringa caricata con il farmaco, che viene immediatamente inviata in sala operatoria per la somministrazione”.

Careggi aderisce all’iniziativa H-Open Day Reumatologia organizzata da Fondazione Onda https://www.bollinirosa.it lunedì 3 maggio dalle 9 alle 14 informazioni ai cittadini al 3346667688 https://www.bollinirosa.it/h-open-day-reumatologia-0

L’Azienda Careggi sta contattando direttamente, via telefono, per la vaccinazione anti Covid-19 i pazienti appartenenti a 4 categorie prioritarie tra quelle definite estremamente vulnerabili dalle liste dalla Regione Toscana. 

Sono pazienti affetti da patologia oncologica, trapianto di organi o cellule staminali, malattie autoimmuni e immunodeficienze primitive, malattie neurologiche. 

Le telefonate arrivano da numeri di cellulare assegnati a operatori di Careggi che seguono gli elenchi predisposti da Regione Toscana, non vi sono numeri di Careggi da contattare da parte dell’utenza per prenotare. Per informazioni telefoniche sulla campagna vaccinale è attivo il numero regionale 055.9077777 tutti i giorni dalle ore 9:00 alle ore 16:00 oltre alla pagina web https://www.regione.toscana.it/-/vaccinazione-anti-covid-19

Realizzare un nuovo modello di assistenza specialistica in telemedicina per le persone fragili affette da diabete nelle RSA, è l’obiettivo di uno studio promosso nell’Area metropolitana di Firenze dalla Diabetologia dell’Azienda ospedaliero universitaria Careggi, diretta dal Professor Edoardo Mannucci.

In Toscana – spiega Mannucci – gli ultraottantenni con diabete in terapia con iniezioni multiple di insulina sono circa 20mila, di questi circa mille sono residenti nelle RSA, numeri importanti per i quali questo nuovo modello di collegamento in telemedicina con lo specialista diabetologo potrebbe rappresentare una concreta opportunità di semplificazione logistica e miglioramento assistenziale.

Per mezzo di un sensore adesivo, simile ad una moneta, applicato per due settimane, sulla pelle dei pazienti – spiega Mannucci – è possibile monitorare in continuo i livelli di glucosio nel sangue, i dati raccolti dal personale delle RSA sono inviati agli specialisti della Diabetologia di Careggi per una valutazione e il conseguente adattamento della terapia insulinica.

Il Monitoraggio in remoto del glucosio e la conseguente modulazione della terapia con insulina, attraverso il consulto in telemedicina, può essere una soluzione particolarmente vantaggiosa – prosegue Mannucci – per pazienti fragili, spesso disabili, che hanno difficoltà a spostarsi. Queste nuove tecnologie consentono un controllo costante anche a distanza, ma soprattutto rendono possibile una valutazione specialistica in tempo reale con l’immediato aggiornamento della terapia.

Ma nuove tecnologie e modelli organizzativi – precisa Mannucci – devono essere sperimentati e verificati nell’effettiva capacità di produrre vantaggi in termini di salute; per questo lo studio randomizzato, della durata di un anno con 4 mesi di osservazione clinica su 90 pazienti, prevede un gruppo di controllo che nello stesso periodo sarà supportato con metodi assistenziali tradizionali e al termine della sperimentazione i dati saranno messi a confronto.

L’Azienda Careggi prende atto dell’iniziativa spontanea che ha diffuso sui social media l’appello alla donazione del plasma di convalescenti per la cura dell’infezione Covid-19.

Al riguardo il Centro trasfusionale dell’Ospedale fiorentino conferma che è attivo un servizio di raccolta regionale e che non sussistono condizioni di particolare allarme nel reclutamento di potenziali donatori, precisando che i soggetti candidabili devono rispondere alle seguenti caratteristiche: 1) diagnosi accertata di Covid-19 mediante tampone positivo, 2) devono essere trascorse non meno di due settimane dalla guarigione clinica, 3) accertata mediante almeno un tampone negativo,  4) età compresa tra i 18 e i 65 anni, 5) le donne possono donare solo se non hanno avuto gravidanze e/o interruzioni di gravidanza, 6) idoneità alla donazione del sangue (con vari requisiti da verificare, ad esempio non aver mai ricevuto trasfusioni, non essere portatori di altre malattie infettive).

I cittadini dell’area fiorentina che presentano queste caratteristiche possono rivolgersi al centro trasfusionale più vicino. Coloro che desiderano rivolgersi a Careggi possono inviare una e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. per essere contattati ed effettuare un test di idoneità. 

Maria Pia Amato, Direttore SOD Riabilitazione Neurologica AOUC, eletta Presidente dell’European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ECTRIMS), organizzazione scientifica internazionale dedicata alla ricerca sulla sclerosi multipla https://www.ectrims.eu.
La nomina della Prof.ssa Amato ordinario di Neurologia all’Università di Firenze è avvenuta all’apertura del VIII Congresso congiunto ACTRIMS-ECTRIMS, MSVirtual2020, delle società Nord Americana ed Europea per la cura e la ricerca della sclerosi multipla https://msvirtual2020.org

Sono già in corso tutte le strategie possibili che, con il supporto delle Associazioni di volontariato, si auspica portino ad un sensibile afflusso di donatori per il ripristino delle scorte di sangue nell’Azienda ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze. In via precauzionale - spiega la Direzione Sanitaria - sono stati rinviati alcuni interventi programmati e differibili che prevedono l’utilizzo non eventuale ma certo di sacche di sangue. 

La misura preventiva - ricorda la Direzione - in caso di carenza regionale di sangue, serve a preservare le scorte necessarie per le emergenze. Sono quindi sempre garantiti tutti gli interventi urgenti. Le operazioni temporaneamente rimandate riguardano varie attività chirurgiche fra cui oncologia, cardiochirurgia e ginecologia. 

Contestualmente, in coordinamento con il Centro Regionale Sangue, è stata inserita la carenza nel sistema informatico nazionale, che ad oggi registra richieste per oltre 600 unità da parte anche di regioni sempre in eccedenza. Avviate tutte le iniziative di sensibilizzazione e allerta dei donatori abituali, nei prossimi giorni si stima il ripristino delle scorte con la riprogrammazione, quanto prima, degli interventi temporaneamente rimandati.

Pensiline per rendere confortevole l’attesa all’esterno dei padiglioni saranno installate a breve agli ingressi del Centro prelievi, del CTO e del San Luca. Sono strutture necessarie – spiega la Direzione di Careggi – per aiutare l’utenza che, a causa delle norme sul distanziamento sociale per la prevenzione del Covid-19, non può più essere concentrata nelle sale d’attesa, dove è possibile entrare previa misurazione della temperatura.
 
Le pensiline saranno attive a partire dal 6 luglio, nel frattempo la Direzione di Careggi si scusa, in particolare per i disagi verificati alla Piastra dei servizi, dove ogni giorno si eseguono circa 600 prelievi e in particolare, nella giornata di oggi si è verificato un aumento della domanda per un problema ai sistemi di prenotazione che, nella giornata di ieri, non hanno consentito di eseguire alcuni esami che sono stati fatti questa mattina.

Si chiude la prima fase dell’emergenza Covid a Careggi i numeri delle attività assistenziali Al via la riorganizzazione dell’Azienda Careggi a conclusione della prima fase dell’emergenza Covid. Rimane attiva una delle quattro strutture intensive e uno dei 4 reparti ordinari, oltre alle Malattie infettive, che erano già a pieno regime a partire da marzo, passando da una massima disponibilità complessiva di 44 posti letto intensivi agli attuali 16. “Un importante risultato - dichiara Rocco Damone direttore generale di Careggi - che grazie all’impegno di tutti gli operatori ha consentito di superare il momento più critico dell’epidemia con ampi margini di sicurezza garantendo costantemente la necessaria disponibilità di risorse assistenziali. Oggi resta uno straordinario patrimonio di esperienza umana e professionale - prosegue Damone - oltre ad attrezzature e risorse tecnologiche impiegate in un modello organizzativo affinato progressivamente nel corso dell’epidemia, che rappresenta ad oggi la più importante garanzia per il futuro della salute dei cittadini. Garanzia che trova la sua concreta espressione nell’attivazione, all’interno di Careggi, di un padiglione dedicato e riservato al Covid-19, a disposizione in caso di necessità”.

"In poche settimane - ricorda Lucia Turco direttore sanitario di Careggi - tutta l’organizzazione dell’ospedale è stata velocemente rivoluzionata, grazie agli operatori che hanno sempre dato il massimo, con uno sforzo congiunto e condiviso con tutti i Dipartimenti. Ma questo impegno rimane ancora oggi costante con l’allerta di tutto l’Ospedale - aggiunge Turco - sempre pronto a riattivarsi nel caso di ripresa del contagio. Attualmente sono ricoverati circa 40 pazienti Covid e da fine febbraio ad oggi sono stati 467 i pazienti Covid ricoverati a Careggi, età media 68 anni. Complessivamente sono stati dimessi in buone condizioni, compatibilmente con la gravità dell’infezione, 325 pazienti”.

Il picco massimo di ricoveri Covid è stato 163 casi a fine marzo e il primo aprile si è raggiunto il numero massimo di 40 pazienti Covid nelle terapie intensive. I reparti dedicati al Covid nel periodo di massima necessità, oltre alle malattie infettive sono stati 4 per un totale di 170 letti ordinari oltre ai 44 di terapia intensiva. "Tutti gli operatori - conclude Turco - hanno partecipato con grande disponibilità, cambiando quando necessario turni e sede di lavoro a seconda delle competenze e delle necessità emergenti”. 

A partire da marzo sono in corso le assunzioni di 45 medici, 153 infermieri, 124 operatori sociosanitari, 16 tecnici di radiologia, 14 tecnici di laboratorio, 14 fisioterapisti, un biologo e un farmacista. Per dare solo un’idea dei volumi di attività il Laboratorio di Careggi ha eseguito, oltre alle analisi ordinarie, 28.000 tamponi e 12.000 test sierologici, la Farmacia ha rifornito i reparti con oltre 1milione e 200mila dispositivi di protezione, fra questi oltre 633.000 mascherine. Inoltre sono state acquistate in urgenza tecnologie sanitarie, kit diagnostici e dispositivi di protezione per oltre 2milioni e mezzo di euro che è il totale delle donazioni ricevute da istituzioni, imprenditori e cittadini, anche attraverso la Fondazione Careggi Onlus, che ringraziamo ancora una volta per questo importante e tempestivo aiuto.

"Per Careggi - conclude Damone - il Comitato Etico della Regione Toscana, ha approvato in urgenza 29 studi clinici, 23 osservazionali e 6 interventistici. Molti degli studi hanno coinvolto più unità dell’Ospedale tra quelle direttamente impegnate nell'assistenza ai pazienti affetti da Covid. Il Comitato ha inoltre valutato 32 richieste di uso compassionevole di farmaci per pazienti affetti da Coronavirus. Tutto questo ha permesso di utilizzare rapidamente tutti i farmaci innovativi disponibili per la cura del Covid, ma mano che le conoscenze scientifiche, con il prezioso contributo dell’Università di Firenze, ampliavano le possibilità di cura”.

L'Azienda ospedaliero-universitaria Careggi e i suoi operatori sanitari, duramente impegnati da settimane nella cura dei pazienti affetti da malattia da coronavirus, rivolgono un appello ai cittadini per il rispetto delle regole che impongono di rimanere a casa. In questo momento la puntuale osservanza del divieto è fondamentale per difendere la salute di tutti attraverso la riduzione dei contatti sociali e quindi della diffusione del contagio. Noi impegnati in prima persona nella cura dei malati - dichiarano gli operaotri di Careggi prmotori dell'appello - chiediamo la vostra collaborazione in un unico intento quello di ritornare il prima possibile ad una vita normale. Senza il rispetto stretto e rigido delle regole questo non si potrà realizzare. Cittadini e operatori sanitari devono essere uniti per vincere questa dura battaglia, restate a casa!

Le gestanti con sospetta o confermata infezione Covid-19 dovrebbero rimanere in isolamento per il periodo raccomandato, rimandando gli appuntamenti di routine come esami del sangue, visita ostetrica, ecografie. Il Dipartimento Materno Infantile ha messo a disposizione un servizio di consulenza telefonica da utilizzare se la gestante ritiene di presentare una condizione di salute relativa alla propria gravidanza che richieda una valutazione medica specialistica ostetrica. 

Il servizio evita di far venire di persona le donne e consente di concordare le più adeguate e sicure modalità per ricevere l’assistenza necessaria. La consulenza telefonica è disponibile anche per le gestanti a termine (40 settimane) che partoriranno in AOUC e che vogliono ricevere informazioni sul tampone naso-faringeo per la ricerca del Covid-19.
055 7947678  dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.00 alle ore 18.00 e 055 7947493  dal lunedì al  venerdì, dalle ore 18.00 alle ore 08.00; sabato e domenica (h24).
Nella prima settimana di febbraio le presentazioni rilevate al Pronto Soccorso di Careggi erano 2400, la scorsa settimana le presentazioni registrate sono state circa 500. È una importante riduzione – commenta Rocco Damone Direttore generale dell’Azienda Careggi di Firenze – in gran parte dovuta al senso di responsabilità dei cittadini, rafforzato efficacemente dalle campagne di sensibilizzazione della Regione Toscana sul Covid-19, ma anche grazie all’impegno della medicina territoriale nel fornire risposte adeguate alla domanda di salute degli utenti.

“Ad oggi – prosegue Damone – sono 25 i pazienti dimessi dai reparti Covid-19 a Careggi: dall’Infettivologia, ma anche dalle altre strutture assistenziali attrezzate per l’isolamento dei portatori di Coronavirus”. Alcuni di questi pazienti in attesa delle ultime verifiche sui tamponi, stanno usufruendo dell’ospitalità delle strutture residenziali messe a disposizione della Regione Toscana per le persone in via di guarigione che, per motivi logistici, non sono in condizioni di rientrare al domicilio di provenienza.

“Incoraggianti anche le condizioni dei primi 4 pazienti usciti dalla terapia intensiva - precisa Damone - iniziamo a vedere i primi risultati positivi da valutare con la necessaria prudenza in merito all’utilizzo compassionevole nei pazienti, affetti da Covid-19, con gravi difficoltà respiratorie, dei vari farmaci in commercio per altre patologie come: artrite reumatoide, HIV, Malaria o Ebola.
“E’ in fase di perfezionamento – aggiunge Damone – il protocollo di impiego dei 10mila test sierologici messi a disposizione dalla Presidenza della Regione per il personale del Sistema Sanitario Toscano. Serviranno ad accertare la presenza di anticorpi nel sangue degli operatori entrati in contatto con il virus e quindi definire la condizione dei portatori capaci di trasmettere la malattia da quella dei soggetti immunizzati che hanno completamente debellato il virus”.

“Ad oggi – ricorda Damone – ha superato 1.347.000 euro e continua a crescere il totale delle donazioni a favore dell’Azienda Careggi per l’emergenza Covid-19. Di questi 173.000 euro provengono dalla raccolta in corso della Fondazione Careggi Onls. Gli altri da contributi di privati cittadini o di aziende. Tutti i proventi delle donazioni, di cui daremo puntuale riscontro, sono indirizzati ad acquisire tecnologie sanitarie e dispositivi di protezione individuale per tutto il personale dell’Azienda ospedaliero – universitaria Careggi. A questi si aggiungono donazioni ingenti di beni come attrezzature e mascherine ad uso sanitario”.

“Per questi risultati – conclude Damone – dobbiamo ringraziare i cittadini è il personale di Careggi: medici, infermieri, operatori sociosanitari, tecnici, farmacisti, amministrativi, persone che stanno dando il massimo umanamente e professionalmente per superare le difficoltà quotidiane nella lotta al Covid-19, personale che è necessario aiutare al meglio delle possibilità anche con nuove assunzioni, da ora a maggio sono in programma gli ingressi in organico di 26 oss e 85 infermieri”.

Sono oltre 250 su circa 400 i dipendenti amministrativi di Careggi che hanno aderito al progetto di Lavoro Agile o Smart Working attivato dalla Direzione aziendale, in attuazione delle recenti disposizioni nazionali e regionali in materia.
“Su circa 6mila dipendenti complessivi in servizio a Careggi – ricorda la direttrice amministrativa Maria Chiara innocenti – 250 adesioni rappresentano oltre la metà degli operatori amministrativi, un buon risultato in considerazione del numero contenuto di queste figure professionali a supporto delle attività assistenziali”.

“Il lavoro agile in Ospedale – prosegue innocenti – ha inoltre definito a Careggi una diversa formula organizzativa delle riunioni del personale sanitario. Grazie all’implementazione di nuove tecnologie informatiche, quasi tutte le riunioni avvengono in videoconferenza. È un vantaggio importante in una struttura come Careggi composta da oltre 40 edifici con funzioni in buona parte assistenziali, su oltre 70 ettari di superficie”.

“l’impegno della Direzione – aggiunge Innocenti – è promuovere e supportare queste nuove forme di interazione professionale che stanno dimostrando di interagire positivamente con l’insieme di tecnologie ed applicativi che negli anni si sono strutturati in un sistema sempre più organico di telemedicina, dalla cartella clinica informatizzata ai sistemi di prenotazione online. Per questo è sempre più strategico – conclude Innocenti – investire sull’innovazione tecnologica e organizzativa, ma senza tralasciare la dimensione umana di condivisione e collaborazione fra le persone che lavorano per rispondere alla domanda di salute dei cittadini”.

È stata disposta la riorganizzazione delle attività dell’Otorino di Careggi con una rimodulazione per la necessaria quarantena di 15 fra medici e infermieri a causa di un contatto positivo al virus Covid-19. Il contatto è di natura non professionale ed esterno all’Ospedale. Sono garantite comunque le urgenze, le emergenze e gli interventi non differibili.
 
Lo rende noto la Direzione sanitaria di Careggi precisando che altri 10 dipendenti fra sanitari e amministrativi della Direzione sanitaria sono in quarantena sempre per un contatto esterno non lavorativo. Sono tutti in buone condizioni e compatibilmente con le funzioni stanno lavorando da casa grazie al nuovo sistema di Smart working già attivo a Careggi.
 
La Direzione Sanitaria ha già sperimentato, da alcuni giorni, la piattaforma di videoconferenze per le riunioni operative per la gestione, in tempo reale, della riorganizzazione dell’Ospedale per le attuali conduzioni relative all’impegno assistenziale per il virus Covid-19. E' imminente il rientro dei 23 operatori che a fine febbraio sono stati messi in quarantena precauzionale per un contatto a rischio nel Pronto soccorso di Careggi.


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